Babilonia Teatri porta in scena uno spettacolo dove illusionismo e teatro si incontrano per dare forma a ciò che spesso resta indicibile
Dal 18 al 22 marzo il Teatro India accoglie Abracadabra, la nuova creazione della compagnia Babilonia Teatri, fondata da Enrico Castellani e Valeria Raimondi. In scena, insieme ai due artisti, anche Francesco Scimemi ed Emanuela Villagrossi, per uno spettacolo che intreccia teatro, racconto autobiografico e illusionismo.
Il titolo richiama una delle formule magiche più celebri e suggerisce subito il cuore del progetto: la magia come linguaggio capace di avvicinare ciò che normalmente appare distante o incomprensibile. In Abracadabra il palcoscenico diventa uno spazio sospeso tra realtà e mistero, dove i giochi di prestigio non sono semplici numeri spettacolari ma strumenti narrativi per affrontare temi profondi come la malattia, il lutto e il rapporto con chi non c’è più.
Lo spettacolo si apre con la presenza di un vero prestigiatore, Scimemi, che conduce il pubblico in una dimensione in cui l’illusionismo diventa un ponte simbolico tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Attraverso numeri magici, ironia e momenti poetici, la scena prova a dare voce a ciò che spesso resta impronunciabile: il dolore della perdita e la difficoltà di confrontarsi con l’assenza.
Il progetto nasce dalla fascinazione di Castellani e Raimondi per l’universo della magia. L’incontro con Scimemi, artista che da oltre trent’anni pratica l’illusionismo con una forte vena comica, ha aperto un percorso di ricerca che inizialmente doveva raccontare la storia della magia. Il corso degli eventi ha però trasformato profondamente l’idea iniziale: la perdita della compagna del mago ha portato gli artisti a ripensare lo spettacolo come un rito teatrale.
Così Abracadabra diventa un attraversamento emotivo in cui convivono registri diversi: il tragico e il grottesco, il cinico e il poetico, il reale e il visionario. Le illusioni non sono più semplici trucchi, ma frammenti di un racconto che prova a esplorare il confine fragile tra vita e morte.
In questo viaggio teatrale la magia smette di essere soltanto spettacolo per trasformarsi in una forma di evocazione: un linguaggio capace di accompagnare lo spettatore dentro una tempesta di emozioni e, forse, di suggerire nuovi modi per guardare l’inevitabile mistero che separa ciò che finisce da ciò che continua a vivere nella memoria.
Alberto Leali