Fuori concorso alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, sarà distribuito in Italia da Eagle Pictures dal 16 ottobre
Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, After the Hunt – Dopo la caccia si inserisce nel filone dei grandi drammi morali, ma se ne distingue per un approccio personale, disarmante e per nulla convenzionale. Non è un legal drama in senso stretto, né una storia a tesi: è piuttosto un’indagine profonda e sfaccettata sulle ambiguità del potere, dell’etica e dei legami umani.
La protagonista è Alma, interpretata da una straordinaria Julia Roberts, docente di filosofia morale all’apice della carriera e candidata a una cattedra di prestigio. La sua esistenza professionale viene sconvolta quando all’interno dell’università scoppia un caso delicato: Hank (Andrew Garfield), suo amico e collega di lunga data, viene accusato di molestie sessuali da Maggie (Ayo Edebiri), una giovane ricercatrice che Alma stessa ha sostenuto nei primi passi del percorso accademico.
Al centro del film non c’è tanto il caso giudiziario in sé, né la contesa accademica o lo scontro generazionale che ne emerge. Il fulcro è il dubbio. Un dubbio che si insinua nei personaggi e, con ancora più forza, nello spettatore. Un dubbio che scardina certezze, che incrina le distinzioni nette: tra colpevole e vittima, tra lealtà e responsabilità, tra innocenza e complicità.
La regia di Luca Guadagnino rifiuta ogni facile soluzione narrativa. Niente climax urlati, nessuna scena madre: tutto si gioca su sguardi, silenzi, tensioni sotterranee. I personaggi sono volutamente complessi, spesso contraddittori, mai ridotti a simboli. Guadagnino spoglia la narrazione del superfluo e costruisce un’opera che parla per sottrazione, lasciando che siano i non detti a fare più rumore delle parole.
Alma, al centro di questo crocevia morale, è un personaggio spigoloso, stratificato. Julia Roberts la interpreta con una misura che è anche forza: non cerca di rendere il personaggio accomodante o “piacevole”, ma lo restituisce nella sua fragilità, nella sua fermezza, nella sua umanità imperfetta. È una figura che divide, che attira e respinge, sempre sull’orlo del conflitto interiore.
After the Hunt è un film che rifugge il conforto delle risposte semplici. Non chiude le questioni, le apre. Non giudica, interroga. Alla fine, non è solo la caccia al colpevole a contare, ma quella — più scomoda — alla propria coscienza. E in questo senso, lo spettatore diventa il vero protagonista dell’indagine.
Federica Rizzo