Cinque brani essenziali, intensi e quasi privi di elettronica per raccontare fragilità, identità e relazioni: il nuovo lavoro di Matteo Castaldini è un’esperienza emotiva prima ancora che musicale
Ci sono dischi che cercano il rumore del mondo e altri che scelgono invece di sottrarre, scavare, lasciare spazio al vuoto. “non è uno; sono due”, il nuovo EP di AKA5HA in uscita il 26 giugno per Tanca / Trovarobato, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un lavoro radicale, intimo e vulnerabile, che rinuncia agli eccessi della produzione contemporanea per costruire un universo sonoro essenziale e profondamente umano.
Dietro il progetto c’è Matteo Castaldini, polistrumentista, autore e produttore che con AKA5HA continua a definire una poetica personale e riconoscibile, sospesa tra cantautorato emotivo, sperimentazione e destrutturazione sonora. Dopo il recente album “Rifiorirai”, questo nuovo EP prosegue il percorso artistico dell’autore ma ne cambia la prospettiva: qui il centro non è più soltanto la rinascita, ma il rapporto fragile e complesso tra sé e l’altro.
Il titolo stesso, “non è uno; sono due”, racchiude il cuore del progetto. Un’indagine emotiva sul legame umano, sulla distanza, sull’incapacità di riconoscersi quando si smette di vedere davvero chi si ha accanto. Dimenticare l’altro, sembra suggerire il disco, significa lentamente perdere anche sé stessi.
La produzione artistica, firmata insieme a IOSONOUNCANE, sceglie una direzione precisa e coraggiosa: eliminare quasi completamente le percussioni e lasciare che siano il pianoforte acustico, le chitarre elettriche crude e una voce spesso filtrata attraverso l’harmonizer a sostenere l’intero peso emotivo dei brani. Ne nasce un suono caldo, scarno e sospeso, attraversato dal violoncello di Giordano Bruno Masala, che interviene come una presenza istintiva e imprevedibile, frutto di improvvisazioni registrate in studio.
L’EP si sviluppa come un unico percorso narrativo diviso in cinque capitoli, ognuno con una propria identità emotiva.
Ad aprire il viaggio è “moon boot”, brano che osserva il protagonista dall’esterno attraverso voci e aspettative altrui, mettendo in crisi l’idea del successo come destino inevitabile. Con “ventimila passi” il disco raggiunge uno dei suoi momenti più intensi: pochi elementi — un arpeggio di chitarra, una diamonica quasi infantile, pianoforte e voce — bastano a costruire una confessione sull’impossibilità di mentire a sé stessi, fino a un finale che si scioglie in un vocalizzo liberatorio.
“il monte” rappresenta invece il lato più astratto e sperimentale del progetto. Qui il suono si rarefà, il tempo sembra sospendersi e l’harmonizer trasforma la voce in un’entità quasi aliena, mentre il brano si dissolve lentamente nel rumore di passi sulla neve.
Con “anne” arriva la frattura emotiva più diretta: le chitarre si distorcono, compare una drum machine sporca e intermittente, l’armonica glitchata rompe l’equilibrio e il pezzo si trasforma in uno sfogo nervoso e viscerale.
A chiudere il disco è “persona 2”, una lunga esplosione emotiva che alterna delicate aperture di pianoforte e voce a improvvisi strappi sonori fatti di violoncelli distorti, sintetizzatori e tensione crescente. Un finale inquieto, quasi catartico, che lascia l’ascoltatore sospeso tra fragilità e rabbia.
Parallelamente all’uscita dell’EP prosegue anche il tour prodotto da Panico Concerti, che porterà AKA5HA sui palchi dei principali festival italiani per tutta l’estate. Un’occasione per ascoltare dal vivo un progetto che sembra nato proprio per creare una connessione diretta, fisica e sincera con il pubblico.
Più che un semplice EP, “non è uno; sono due” è un luogo emotivo da attraversare lentamente. Un disco che non cerca risposte immediate, ma invita ad abitare le crepe, il silenzio e quella parte fragile di noi che troppo spesso proviamo a nascondere.
Roberto Puntato