Un racconto feroce che smaschera la violenza quotidiana, trasformando il Carnevale in un rituale disturbante tra memoria, denuncia e teatro civile
Dal 31 marzo al 4 aprile, il palcoscenico del Teatro Vascello si accende con Mercoledì delle Ceneri, uno spettacolo potente e visionario che scuote lo spettatore e lo costringe a guardare dentro le pieghe più oscure della società. La nuova creazione di Valentina Esposito si impone come un’esperienza teatrale intensa, capace di fondere rito popolare e denuncia sociale.
Ambientato in un paese di provincia durante i giorni che separano il martedì grasso dal Mercoledì delle Ceneri, lo spettacolo si apre su un’apparente festa collettiva: carri allegorici, danze, eccessi. Ma sotto la superficie colorata del Carnevale si agita una comunità deformata, nascosta dietro maschere grottesche e rituali che diventano strumenti di rimozione e complicità.
La scena si popola di fantocci, pupazze destinate al rogo e figure che oscillano tra il reale e l’allucinato, mentre riaffiora un “fattaccio” mai davvero risolto. Una violenza radicata, familiare e sociale, che si ripete ciclicamente come la festa stessa. È proprio questa ripetizione il cuore dello spettacolo: una memoria collettiva che continuamente si cancella, per poi riaffiorare identica, crudele, inevitabile.
Il lavoro si distingue anche per la forza interpretativa di un cast composto da attrici e attori ex detenuti della Compagnia Fort Apache, capaci di restituire autenticità e urgenza a ogni scena. L’impatto visivo è amplificato da un allestimento suggestivo: maschere tradizionali rivisitate, fantocci in lattice di impressionante realismo e un impianto sonoro originale che accompagna lo spettatore in un viaggio emotivo disturbante.
Mercoledì delle Ceneri affronta senza filtri il tema della violenza di genere, mettendo a nudo una cultura patriarcale e omertosa che troppo spesso giustifica, minimizza e dimentica. Non è solo teatro, ma un atto necessario: una storia che tutti conoscono, ma che devono continuare ad ascoltare.
Perché, come suggerisce la regia, certe storie non smettono mai di accadere. E il teatro, forse, è uno dei pochi luoghi dove è ancora possibile guardarle davvero.
Roberto Puntato