Da James Franco a Giuseppe Fiorello, da Shakespeare a Mattia Torre: il cartellone 2026/2027 trasforma il palcoscenico in uno spazio di libertà, confronto e immaginazione
Non è una stagione che cerca rifugio nell’intrattenimento. È una stagione che sceglie di attraversare il presente.
Con il claim “La più saggia delle follie”, il Teatro Ambra Jovinelli presenta il cartellone 2026/2027 e rilancia la propria identità di luogo vivo, inquieto e necessario, dove il teatro torna a essere uno strumento per osservare il mondo, metterne in discussione le contraddizioni e immaginare nuove possibilità.
In un’epoca segnata da conflitti, trasformazioni sociali e fragilità collettive, la storica sala romana sceglie di affidarsi alla forza della scena, all’ironia, alla poesia e alla capacità degli artisti di raccontare ciò che spesso sfugge al linguaggio quotidiano. Ne nasce una programmazione che intreccia classici e nuove drammaturgie, comicità e riflessione civile, grandi nomi e linguaggi innovativi.
Ad aprire il sipario sarà un evento internazionale destinato a far parlare di sé. Tra cinema, performance e racconto visionario, “Desert Films” porta a Roma James Franco, autore, regista e interprete di un’opera che esplora il desiderio di celebrità, il potere delle immagini e il lato più oscuro della fama. Un debutto che conferma la vocazione internazionale dell’Ambra Jovinelli e inaugura una stagione pronta a sorprendere.
Accanto alle produzioni più sperimentali trovano spazio alcuni dei protagonisti più amati della scena italiana. Paolo Calabresi, Valerio Aprea e Luca Bizzarri affrontano identità, politica e trasformazioni sociali con gli strumenti dell’ironia e della satira, mentre Arianna Porcelli Safonov e il progetto queer “Drag Ring” portano sul palco nuovi sguardi sul contemporaneo, tra partecipazione, provocazione e divertimento.
Il cuore della stagione batte però anche nelle grandi storie. Da “Closer”, celebre testo di Patrick Marber sulle relazioni sentimentali, a “Le ultime lune” con Alessandro Haber, passando per “Figli”, l’ultima straordinaria eredità artistica di Mattia Torre, il cartellone attraversa emozioni private e questioni universali, raccontando desideri, paure e fragilità che appartengono a tutti.
Come ormai da tradizione, il periodo delle festività vedrà protagonista Ferzan Ozpetek con il nuovo spettacolo “Ruoli secondari”, ulteriore tappa di un legame artistico che negli anni ha trasformato l’Ambra Jovinelli nella sua casa teatrale romana.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca “Incendi” di Wajdi Mouawad, considerato uno dei capolavori assoluti della drammaturgia contemporanea. Un’opera che parla di guerra, memoria e identità e che arriva in un momento storico in cui il tema del conflitto torna a interrogare con forza le coscienze collettive.
Lo sguardo sul presente prosegue con “Educazione sentimentale”, il nuovo lavoro di Ivan Cotroneo interpretato da Giuseppe Fiorello, dedicato ai modelli di mascolinità e alle loro contraddizioni, e con una rilettura di “Otello” che pone al centro la violenza di genere e i meccanismi del possesso, affidando il ruolo del protagonista a Giacomo Giorgio, volto amatissimo dalle nuove generazioni.
Non mancano la grande commedia e l’umorismo intelligente. Da “Le nostre donne” a “Capitol’ho” con Ale&Franz, fino all’intramontabile successo di “Perfetti sconosciuti”, la comicità continua a rappresentare uno dei pilastri dell’identità dell’Ambra Jovinelli: uno strumento capace di alleggerire, ma soprattutto di comprendere meglio la realtà.
A completare il percorso, spettacoli che interrogano il rapporto tra individuo e potere, come “Scheda bianca”, tratto da José Saramago con Rocco Papaleo protagonista, e “Molière – L’arte della beffa”, che vede Alessio Boni dare vita a uno dei più grandi rivoluzionari della storia del teatro.
La nuova stagione conferma così la missione del Teatro Ambra Jovinelli: essere uno spazio aperto e inclusivo, capace di parlare a pubblici diversi senza rinunciare alla profondità, un luogo dove il racconto dal vivo continua a rappresentare uno degli strumenti più potenti per interpretare il presente.
Perché, in fondo, la più saggia delle follie resta ancora quella di sedersi in platea, spegnere il telefono e lasciare che una storia ci cambi lo sguardo sul mondo.
Roberto Puntato