Dal 26 al 29 marzo a Roma uno spettacolo immersivo tra voce, suono e immaginazione: il pubblico ascolta in cuffia e costruisce la propria visione della tragedia
All’Argot Studio di Roma Roberto Latini torna a confrontarsi con Amleto di William Shakespeare, proponendo una nuova esperienza teatrale che sposta il centro della scena dall’immagine all’ascolto. Dal 26 al 29 marzo lo spazio di Trastevere ospita “Amleto al buio”, progetto ideato e interpretato dallo stesso Latini con musiche e suono di Gianluca Misiti, prodotto dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi.
Lo spettacolo nasce come un attraversamento poetico della tragedia shakespeariana più che come una sua rappresentazione tradizionale. Latini riprende e rilancia alcune intuizioni del precedente lavoro Die Fortinbrasmaschine, tornando sul personaggio del principe di Danimarca per esplorarne le molte stratificazioni letterarie e teatrali.
In scena il testo si apre a un dialogo con altre voci: Shakespeare incontra Heiner Müller e diverse riscritture che nel tempo hanno alimentato il mito di Amleto. Le parole diventano materia sonora e pensiero in movimento, mentre la drammaturgia prende forma nella relazione tra voce, silenzi e paesaggi acustici.
Cuore del progetto è la dimensione immersiva. Gli spettatori seguono lo spettacolo indossando delle cuffie, partecipando a un ascolto condiviso ma allo stesso tempo profondamente personale. Il lavoro sonoro di Gianluca Misiti costruisce un ambiente acustico che guida il pubblico in una dimensione quasi onirica.
In questo dispositivo scenico l’immagine non viene mostrata, ma evocata. Il buio diventa parte integrante dell’esperienza e stimola la percezione individuale, lasciando spazio all’immaginazione di ciascuno spettatore. Il teatro si trasforma così in uno spazio mentale, dove la tragedia prende forma attraverso l’ascolto e le visioni interiori di chi assiste.
Roberto Puntato