Una geografia sentimentale in scena dal 20 al 25 gennaio
Dal 20 al 25 gennaio il Teatro Vascello accoglie Amore, uno spettacolo firmato e diretto da Pippo Delbono. Un’ora di teatro che non racconta una storia nel senso tradizionale, ma apre uno spazio sensibile dove musica, poesia, immagini e silenzi compongono una meditazione intensa sul sentimento più fragile e necessario: l’amore.
Con un gruppo numeroso e affiatato di interpreti – tra cui Dolly Albertin, Margherita Clemente, Ilaria Distante, Gianni Parenti, Selma Uamusse e lo stesso Delbono – lo spettacolo si muove come un organismo vivo. Le musiche originali di Pedro Jóia, insieme a brani di autori diversi, costruiscono una partitura sonora che affonda le radici nel fado e si apre a contaminazioni africane, evocando Portogallo, Angola e Capo Verde come luoghi reali e interiori allo stesso tempo.
Amore nasce da un incontro e da un’amicizia, quella tra Delbono e il produttore Renzo Barsotti, e dal desiderio di interrogare il Portogallo come terra simbolica di accoglienza, partenze e ritorni. Ma il viaggio è soprattutto intimo: l’amore viene esplorato come forza che disordina, scompone e ricompone l’esperienza umana, un meccanismo dell’anima che trasforma ciò che vediamo e ciò che desideriamo.
La scena, essenziale e mutevole, alterna momenti di densità emotiva a improvvise rarefazioni. Canto e silenzio, voce e musica, presenza e assenza si rincorrono in una grammatica teatrale che rifiuta la pacificazione. Al centro non c’è mai una risposta definitiva, ma la nostalgia, la distanza, l’attesa di qualcosa che continuamente sfugge. Lo spettatore è chiamato a partecipare a questo movimento, a cercare con lo sguardo ciò che manca.
La parola poetica attraversa lo spettacolo come una corrente sotterranea. I testi di Carlos Drummond de Andrade, Eugénio De Andrade, Sophia de Mello Breyner Andresen, Rilke, Prévert e altri autori emergono dalla voce di Delbono, nel suo inconfondibile registro ipnotico, trasformandosi in invocazione laica e canto collettivo. L’amore, qui, è desiderio e paura insieme: qualcosa che si cerca e allo stesso tempo si teme, perché espone, disarma, mette a nudo.
Amore è anche un gesto politico nel senso più profondo: riportare sulla scena una parola spesso logorata, fraintesa o rimossa dal discorso pubblico. Farla risuonare attraverso lingue diverse, corpi differenti, storie lontane, significa restituirle complessità e dignità. L’amore come “uccello rapace”, capace di afferrare e portare via, diventa così la cifra più autentica della nostra umanità.
Sabato 24 gennaio, al termine dello spettacolo, il pubblico potrà assistere alla presentazione del volume Delbono di Gianni Manzella, con la partecipazione dell’autore e di Pippo Delbono, moderata dal giornalista Cristino Piccino. Un’occasione per approfondire un percorso artistico che, anche in Amore, tenta ancora una volta di portare la vita dentro il teatro, senza protezioni, senza difese, affidandosi alla potenza fragile della poesia.
Alberto Leali