Torna in scena dal 28 al 31 maggio un’esperienza visiva e emotiva travolgente, tra teatrodanza, cinema e memoria contemporanea
Dal 28 al 31 maggio 2026 il Teatro Argentina accoglie il ritorno di uno degli spettacoli più intensi e visionari della scena contemporanea: Antigone, creazione firmata dal regista e coreografo norvegese Alan Lucien Øyen, tra le personalità più innovative del teatrodanza internazionale.
Dopo aver conquistato pubblico e critica con il debutto in prima mondiale al Teatro Ostia Antica Festival (qui la nostra recensione), lo spettacolo torna ora nel cuore della Capitale in una nuova attesissima tappa che promette di amplificare tutta la sua forza poetica e politica. Un lavoro che non si limita a reinterpretare Sofocle, ma lo attraversa, lo smonta e lo ricompone attraverso il linguaggio del corpo, della parola e dell’immagine.
Sul palcoscenico del Teatro Argentina prende forma un universo sospeso tra realtà e visione cinematografica. Øyen, artista associato del Norwegian National Opera and Ballet e fondatore della compagnia Winter Guests, costruisce una drammaturgia fluida dove danza e teatro si contaminano continuamente, richiamando la grande tradizione del Tanztheater europeo ma con uno sguardo profondamente contemporaneo.
La sua Antigone non è un’eroina immobile scolpita nella tragedia antica. È un’identità multipla, mutevole, incarnata da corpi diversi, generazioni differenti, emozioni contrastanti. In scena, interpreti come Indra Lorentzen, Julie Shanahan e Nazareth Panadero danno vita a una figura collettiva e universale, simbolo di tutte le forme di resistenza umana.
La tragedia di Sofocle riaffiora così in un presente inquieto, attraversato da conflitti morali, disuguaglianze e crisi del dialogo. Øyen sposta il centro della narrazione dal mito alla condizione umana, trasformando Antigone in un corpo contemporaneo che lotta per il diritto alla dignità, al rispetto e all’ascolto. La scena diventa uno spazio emotivo in cui ogni gesto sembra interrogare il pubblico: cosa resta della civiltà quando il potere dimentica l’umanità?
A rendere ancora più immersiva l’esperienza contribuiscono le scenografie evocative di Åsmund Færavaag, i costumi essenziali e simbolici di Stine Sjøgren e il sofisticato impianto visivo costruito tra luci, suono e video. Tutto concorre a creare un ambiente in continua trasformazione, dove l’antico e il contemporaneo convivono senza confini.
Più che uno spettacolo, Antigone si presenta come un viaggio sensoriale e politico, capace di parlare al presente con rara intensità. In un tempo segnato da fratture sociali e identitarie, Alan Lucien Øyen restituisce alla tragedia classica una voce nuova, urgente e profondamente umana.
Alberto Leali