Dopo oltre sei anni dall’ultimo album e dal tour in full band, il produttore berlinese Sascha Ring riparte con un disco nato da un momento di crisi creativa e approda in Italia ad aprile con due concerti attesissimi
A più di sei anni di distanza dal suo ultimo lavoro in studio e dal precedente tour con la band al completo, Apparat torna sui palchi europei con una nuova produzione discografica e una serie di concerti pensati per riportare dal vivo la dimensione più intensa e immersiva della sua musica.
Il produttore e compositore berlinese, al secolo Sascha Ring, presenta il suo sesto album, A Hum Of Maybe, pubblicato il 20 febbraio 2026 dall’etichetta Mute Records. Il tour attraversa numerosi club e venue speciali in tutta Europa e farà tappa anche in Italia con due appuntamenti: il 15 aprile all’Alcatraz di Milano e il giorno successivo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove il concerto è già sold out.
Un disco nato dal dubbio
A Hum Of Maybe arriva dopo il successo di LP5 del 2019, album che aveva ottenuto una nomination ai Grammy Awards e consolidato la reputazione di Apparat come uno dei protagonisti più raffinati della musica elettronica contemporanea.
Il nuovo lavoro nasce però da una fase personale molto diversa. Per lungo tempo Ring ha attraversato un periodo di blocco creativo in cui il rapporto con la musica sembrava essersi smarrito. Proprio da quella crisi ha preso forma un disco profondamente introspettivo, che ruota attorno al tema dell’amore – verso se stessi, verso la propria famiglia e verso la vita – e alla necessità di preservarlo mentre cambia nel tempo.
Il titolo stesso suggerisce questa dimensione sospesa. “Maybe”, nelle parole dell’artista, non rappresenta un segno di debolezza ma uno spazio fertile dove le cose possono crescere. È il territorio dell’incertezza, dove le risposte definitive lasciano posto a sfumature e possibilità. Allo stesso modo “hum” evoca una vibrazione costante e sotterranea: quella corrente invisibile in cui la vita prende davvero forma.
Un suono organico e collaborativo
Le undici tracce dell’album sono state realizzate insieme ad alcuni collaboratori di lunga data di Apparat, che partecipano anche al tour dal vivo. Tra loro c’è il musicista e produttore Philipp Johann Thimm, che ha contribuito alla scrittura e alla produzione del disco oltre a suonare violoncello, pianoforte e chitarra.
Completano la formazione Christoph “Mäckie” Hamann (violino, tastiere e basso), Jörg Wähner alla batteria e Christian Kohlhaas al trombone. Il risultato è un suono caldo e stratificato, dove strumenti acustici ed elettronica dialogano costantemente.
Nel disco compaiono anche alcune collaborazioni speciali. La cantante armeno-americana KÁRYYN presta la voce al brano “Tilth”, mentre il musicista berlinese e romano Jan-Philipp Lorenz, conosciuto anche come Bi Disc, appare in “Pieces, Falling”.
Dai festival internazionali alle serie TV
Nel corso della sua carriera Apparat ha costruito una reputazione internazionale grazie a live show immersivi e altamente cinematografici, esibendosi in festival e contesti prestigiosi come Sónar e Primavera Sound. La sua musica ha inoltre raggiunto un pubblico ancora più ampio grazie alla presenza di alcuni brani nella colonna sonora della popolare serie Netflix Dark.
Negli ultimi anni Sascha Ring è stato impegnato soprattutto nel progetto Moderat, con cui ha affrontato un lungo tour mondiale tra il 2022 e il 2023, oltre a diversi DJ set speciali.
Un nuovo inizio
Con A Hum Of Maybe e il nuovo tour del 2026, Apparat inaugura una fase diversa del suo percorso artistico. Il disco si muove tra melodie delicate, strutture libere e texture sonore in continuo movimento, in un equilibrio elegante tra sensibilità elettronica e scrittura quasi cameristica.
Un lavoro ricco di dettagli e sorprese, che conferma la capacità di Sascha Ring di fondere la visione del produttore elettronico con quella del compositore, trasformando ogni brano in un paesaggio sonoro da esplorare. Sul palco, insieme alla sua band, queste atmosfere prenderanno vita in una dimensione ancora più intensa e immersiva.
Roberto Puntato