In scena dal 9 al 12 aprile
Non è uno spettacolo da seguire, ma da attraversare. Basso Napoletano. Variazioni per contrabbasso e voce, in scena dal 9 al 12 aprile all’Argot Studio, sfugge a ogni definizione convenzionale e si impone come un’esperienza immersiva, quasi fisica, dove il teatro vibra, pulsa, respira.
Al centro della scena, Marco Sgrosso — che firma drammaturgia, messa in spazio e interpretazione — intreccia un dialogo serrato con il contrabbasso di Felice Del Gaudio. Ma chiamarlo dialogo sarebbe riduttivo: è piuttosto uno scontro fertile, una tensione continua tra parola e suono, tra racconto e vibrazione. Il risultato è una sorta di “jam session teatrale”, dove ogni elemento si costruisce nell’istante, tra improvvisazione e struttura.
Qui Napoli non è un luogo. È una presenza. Una città sotterranea, quasi mitologica, che emerge a strattoni, per immagini e suggestioni. Non c’è una trama lineare, ma una sequenza di variazioni emotive e sonore che riportano alla luce un universo arcaico e carnale. La voce scava, il contrabbasso risponde, e insieme danno corpo a un paesaggio umano fatto di contraddizioni: fame e desiderio, sacro e profano, amore e sopraffazione.
Le parole attraversano la memoria teatrale napoletana, evocando — senza mai imitare — figure e atmosfere che rimandano a Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani, Totò, Roberto De Simone e Enzo Moscato. Un patrimonio che non viene citato, ma rielaborato in una lingua scenica nuova, viscerale, fatta di echi e fratture.
Si entra nello spettacolo come in un sogno febbrile: una Napoli inquieta, quasi apocalittica, prende forma tra luci e suoni, tra confessioni e invocazioni. Il contrabbasso diventa respiro, battito, magma. La voce, invece, si fa corpo: vibra, si spezza, si espande nello spazio. Insieme costruiscono una partitura che è insieme concerto e rito, teatro e musica, memoria e allucinazione.
Basso Napoletano è anche un atto d’amore e di eredità: dedicato a Leo de Berardinis, maestro radicale e figura chiave della ricerca scenica italiana, lo spettacolo ne raccoglie lo spirito libero e visionario, spingendolo verso nuove forme.
E poi c’è il pubblico, chiamato non solo ad assistere, ma a lasciarsi attraversare. Non ci sono appigli rassicuranti, ma proprio in questa instabilità si apre uno spazio autentico di ascolto. Un’esperienza che non si consuma nel racconto, ma resta addosso come un’eco.
Il 10 aprile, inoltre, il viaggio prosegue oltre la scena: dopo lo spettacolo, un incontro speciale con Marco Sgrosso e Tiziano Panici, insieme alla community di Dominio Pubblico, offrirà al pubblico un’occasione per entrare nel cuore del processo creativo.
In un tempo che spesso chiede storie lineari e rassicuranti, Basso Napoletano sceglie invece la profondità. Scava, disturba, risuona. E proprio per questo, resta.
Roberto Puntato