Al cinema dal 4 dicembre distribuito da Medusa
Sophie Chiarello firma un documentario che non si limita a ripercorrere la carriera di Aldo, Giovanni e Giacomo, ma cerca nelle pieghe della loro storia personale la chiave per comprendere un percorso artistico unico. Attitudini: nessuna è un tuffo in un’Italia che non c’è più, fatta di oratori, piccole sale parrocchiali e teatri improvvisati, dove i tre comici hanno iniziato a cercare – forse senza saperlo – la propria voce. Milano diventa così un luogo della memoria, un mosaico di luoghi perduti e nostalgie condivise, in cui la città stessa sembra interrogarsi sul tempo che passa.
Il film gioca su un equilibrio delicato: da un lato l’autoironia che ha sempre caratterizzato il trio, dall’altro una serie di confessioni che rivelano fragilità, dubbi e ferite mai del tutto rimarginate. Chiarello, forte di un rapporto di lunga data con i tre, entra nelle loro vite con una presenza rispettosa ma costante. Li segue nei luoghi dell’infanzia, li ascolta mentre ricordano i primi lavori – la fabbrica, l’ospedale – e filma la loro sorpresa nel rivedere gli spazi in cui è germogliata una comicità che combinava mimo, osservazione del reale e un certo gusto per l’assurdo.
L’incontro con figure decisive del loro passato – dai maestri di teatro ai compagni di scena – aggiunge profondità alla narrazione. E quando arrivano i momenti più difficili, come il confronto con Marina Massironi o l’ammissione del fallimento di Fuga da Reuma Park, il documentario smette di essere celebrazione per diventare riflessione. Non c’è compiacimento, né tentativo di riscrivere la storia: c’è invece la volontà di mettere ordine tra ricordi, entusiasmi e dolori che hanno accompagnato un’amicizia e una carriera lunga trent’anni.
Una parte affascinante del film mostra come alcune gag nate sul palco siano poi diventate iconiche sul grande schermo, ricordando quanto il teatro sia stato il laboratorio primario del trio. L’uso dell’archivio, dosato con intelligenza, arricchisce la narrazione e restituisce tutta la forza creativa degli anni d’oro. Eppure, ciò che rimane dopo la visione non è tanto la nostalgia, quanto la sensazione che il trio, come entità artistica, abbia raccontato quasi tutto ciò che poteva. Non a caso, Chiarello lascia aperta la domanda sul futuro: c’è ancora spazio per un nuovo film? O la loro storia è già compiuta?
Il documentario sembra suggerire che, insieme, forse abbiano perso quella “fame” che li aveva spinti verso il successo. E tuttavia, proprio nella loro serenità matura, nel modo in cui accettano di guardarsi allo specchio senza filtri, c’è una forma di forza artistica che colpisce. Attitudini: nessuna diventa così non solo un ritratto, ma un esercizio di lucidità: un film che parla del tempo che passa, del lavoro che definisce le persone e di come l’arte possa trasformare le fragilità in memoria condivisa.
È un viaggio che emoziona, diverte e, soprattutto, restituisce la complessità di tre artisti che hanno saputo raccontare il Paese come pochi altri.
Ilaria Berlingeri