Una retrospettiva che racconta l’evoluzione di un linguaggio libero e radicale. Dal 10 febbraio 2026
Dal 10 febbraio al 3 maggio 2026 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dedica a Bice Lazzari una delle più ampie e articolate retrospettive mai realizzate sull’artista veneziana. La mostra, intitolata Bice Lazzari. I linguaggi del suo tempo, ripercorre oltre cinquant’anni di ricerca attraversando l’intero Novecento e restituendo il ritratto di una figura appartata ma decisiva, capace di costruire un percorso autonomo, coerente e profondamente originale.
Dopo la prima tappa alla Grande Brera di Milano, l’esposizione romana si presenta in una versione notevolmente ampliata: il percorso, organizzato secondo una scansione cronologica e tematica, si arricchisce di più di ottanta opere aggiuntive, arrivando a superare le duecento presenze complessive. Ne emerge una narrazione completa dell’opera di Lazzari, dagli esordi fino alle soluzioni più essenziali e rigorose della maturità.
Curata da Renato Miracco in collaborazione con l’Archivio Bice Lazzari di Roma, la mostra attraversa tutte le stagioni creative dell’artista: dalle arti applicate degli anni Trenta e Quaranta alle complesse costruzioni pittoriche di impianto architettonico, dallo spazialismo all’informale materico, fino alle celebri composizioni minimaliste realizzate con semplici aste e segni elementari. Tra i nuclei più significativi, spicca l’esposizione, per la prima volta al pubblico, dell’opera scelta da Palma Bucarelli per la propria collezione personale, testimonianza dell’attenzione critica che Lazzari seppe conquistare già in vita.
Un’ampia sezione al piano rialzato, curata da Mariastella Margozzi, è dedicata al versante meno noto ma fondamentale della sua produzione: quello delle arti applicate. Qui trovano spazio circa cento bozzetti e manufatti legati alla progettazione di cuscini, gioielli, tessuti, decorazioni murali e interventi in spazi pubblici e privati, comprese collaborazioni di rilievo come quelle con Giò Ponti. In mostra anche i due monumentali arazzi ideati per la turbonave Raffaello, esempi spettacolari di integrazione tra arte, design e architettura. A completare il percorso, una grande pittura murale di circa quattro metri offre una sintesi visiva potente della sua ricerca, mentre i disegni rivelano una concezione del segno che supera i confini del liberty e del déco, anticipando istanze centrali del design contemporaneo.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Allemandi, con contributi di Dorothy Kosinsky e Christine Macel, membri del comitato scientifico, e da un sistema di audioguide registrate dal curatore. Le tracce audio intrecciano l’analisi critica con una dimensione più intima, grazie alla lettura di brani tratti dall’autobiografia dell’artista.
Sostenuta da Gucci in qualità di main sponsor, con il contributo di PwC e dello sponsor tecnico MAG, l’esposizione riunisce opere provenienti da importanti musei e collezioni internazionali, tra cui Ca’ Pesaro di Venezia, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e il National Museum of Women in the Arts di Washington D.C., confermando la statura internazionale di una protagonista ancora da riscoprire fino in fondo.
Roberto Puntato