Prima l’uscita evento nelle sale IMAX, poi il debutto globale su Netflix: Cliff Booth, il leggendario stuntman di “Once Upon a Time… in Hollywood” che valse l’Oscar a Brad Pitt, rientra in scena in una Los Angeles più oscura, feroce e disillusa. Sceneggiatura di Tarantino, regia di Fincher
Hollywood cambia pelle. E con lei torna anche Cliff Booth. Il personaggio cult interpretato da Brad Pitt — che gli valse l’Oscar per Once Upon a Time… in Hollywood — riappare sul grande schermo in un nuovo progetto destinato a diventare uno degli eventi cinematografici più attesi del 2026.
Questa volta, però, il sole nostalgico della Los Angeles anni Sessanta lascia spazio a un’altra epoca: il 1977. Un mondo più sporco, disilluso e ambiguo, dove il mito hollywoodiano sembra ormai incrinato. A guidare il viaggio è David Fincher, maestro delle ossessioni e delle atmosfere oscure, mentre la sceneggiatura porta la firma inconfondibile di Quentin Tarantino.
L’incontro tra Fincher e Tarantino promette un cortocircuito creativo esplosivo: da una parte il controllo glaciale e visionario del regista di Fight Club e Zodiac, dall’altra i dialoghi taglienti e la furia cinefila dell’autore di Pulp Fiction. Al centro, ancora una volta, Cliff Booth: enigmatico, imprevedibile, sospeso tra fascino e violenza.
Il film arriverà prima nelle sale IMAX di tutto il mondo con una distribuzione esclusiva di due settimane a partire dal 25 novembre 2026, scelta che conferma l’ambizione cinematografica del progetto nonostante la produzione targata Netflix. Solo successivamente, dal 23 dicembre 2026, il titolo approderà sulla piattaforma streaming a livello globale.
Accanto a Brad Pitt si muove un cast ricco e trasversale: Elizabeth Debicki, Scott Caan, Carla Gugino, Yahya Abdul-Mateen II e Peter Weller, insieme a Matt Groove, JB Tadena, Corey Fogelmanis e Karren Karagulian.
Dietro le quinte prende forma una squadra tecnica di altissimo livello. Alla fotografia torna Erik Messerschmidt, collaboratore abituale di Fincher e premio Oscar per Mank. Il montaggio è affidato a Kirk Baxter, mentre le scenografie portano la firma di Donald Graham Burt. I costumi sono curati da Trish Summerville e il sound design da Ren Klyce, storico collaboratore del regista.
Ma il vero cuore del progetto sembra essere un altro: raccontare la fine di un’illusione. Nel 1977 Hollywood è un territorio in trasformazione, attraversato dalla crisi del vecchio star system e dall’arrivo di un nuovo cinema più violento, cinico e commerciale. Cliff Booth si muoverà dentro questa frattura, come un relitto sopravvissuto a un’epoca che non esiste più.
Non è soltanto un ritorno nostalgico. È una rilettura del mito hollywoodiano attraverso due autori che hanno sempre interrogato il lato oscuro dell’industria cinematografica. E l’idea di vedere il personaggio di Tarantino filtrato dallo sguardo chirurgico di Fincher rende il progetto qualcosa di molto più grande di uno spin-off: una collisione tra immaginari destinata a lasciare il segno.
Giancarlo Giove