Al cinema dal 9 all’11 dicembre con 01 Distribution
Il ritratto che Giuseppe Tornatore dedica a Brunello Cucinelli è un’opera ambiziosa e luminosa, che supera i confini del classico documentario aziendale per trasformarsi in un viaggio interiore, costruito tra realtà e messa in scena. L’imprenditore umbro diventa il fulcro di una narrazione che alterna testimonianze, ricordi, rievocazioni e momenti quasi da epopea personale, in cui il prodotto – pur presente – perde centralità per lasciare spazio al pensiero, alla filosofia, alla visione che ha guidato la sua parabola imprenditoriale.
Tornatore, con il suo stile ampio e barocco, restituisce a Cucinelli un’aura di figura fuori dal tempo: un imprenditore che cerca di coniugare bellezza, dignità del lavoro e armonia con la natura; un sognatore che usa la moda come mezzo espressivo e non come fine; un custode di un ideale di capitalismo che aspira a essere più umano. Il film costruisce così un mito contemporaneo, sostenuto da testimonianze illustri provenienti dal mondo della cultura, dell’economia, dello sport e dello spettacolo, che contribuiscono a definire un profilo quasi da guida laica, dotata di carisma istintivo e sorprendente capacità di ispirare fiducia.
Il punto di forza dell’opera sta proprio nella scelta di non limitarsi alla cronaca di un successo industriale, ma di abbracciare la dimensione spirituale, etica e artistica che Cucinelli ama attribuire al proprio percorso. La contaminazione tra docufilm e finzione permette di ricostruire l’infanzia, i luoghi dell’umbria rurale, le prime intuizioni e gli incontri decisivi con un tono da romanzo di formazione. Tornatore si muove a suo agio nei grandi spazi, nella fotografia che cattura borghi, colline e officine come fossero scenografie simboliche, e nel racconto di una vita che sembra continuamente dialogare con un’idea alta di umanesimo.
Tuttavia, proprio l’ammirazione che sostiene l’intero impianto narrativo porta con sé qualche limite. Il film, pur affascinante, tende talvolta a scivolare verso una celebrazione senza contrasti: il protagonista appare sempre illuminato, sempre in equilibrio, quasi immune da conflitti o ombre. Le lunghe riflessioni sulla bellezza, sul senso della vita, sull’etica del lavoro rischiano in alcuni momenti di appiattire la tensione narrativa, soprattutto quando vengono sovrapposte a immagini già fortemente evocative. L’insieme resta imponente e suggestivo, ma può risultare un po’ indulgente nei confronti della figura ritratta.
Nonostante ciò, Brunello, il visionario garbato è un film che conquista: per la cura estetica, per l’ampiezza della narrazione, per il coraggio di raccontare un imprenditore come fosse un personaggio epico e insieme quotidiano. Tornatore costruisce un’opera che non è solo biografia, né puro documentario, ma un racconto sospeso tra verità e immaginazione, in cui il percorso umano e professionale di Cucinelli diventa il pretesto per interrogarsi su cosa significhi costruire bellezza nel mondo contemporaneo.
Un progetto particolare e a tratti sbilanciato, ma riuscito nella capacità di emozionare e di restituire, con eleganza, il ritratto di un uomo che ha fatto della visione il suo marchio più riconoscibile.
Ilaria Berlingeri