La nuova regia di Gianni Clementi mette a nudo le fragilità della coscienza borghese. Dal 12 febbraio al 1º marzo
C’è una notte, quella della vigilia di Natale, in cui tutto sembra sospeso. È proprio in quel tempo fragile, carico di promesse e contraddizioni, che prende vita Buoni da morire, lo spettacolo scritto e diretto da Gianni Clementi, in scena al Teatro Manzoni di Roma da giovedì 12 febbraio a domenica 1 marzo 2026, prodotto da Fabrizio di Fiore Entertainment e FdF GAT.
Sul palco, Patrizia Pellegrino, Bruno Maccallini e Blas Roca Rey danno corpo a una storia che mescola ironia e inquietudine, leggerezza apparente e domande scomode. Perché essere buoni, sembra dirci Clementi, è facile solo finché resta un gesto occasionale. Il problema nasce quando la bontà chiede coerenza, continuità, responsabilità.
Protagonisti della vicenda sono Emilio e Barbara, coppia benestante e ben educata, intrappolata in una quotidianità levigata e rassicurante. Lui è un cardiochirurgo affermato, lei una madre che vive nell’ansia di un figlio lontano e irraggiungibile. La loro vita procede senza scosse, finché decidono di compiere un atto fuori copione: unirsi a un gruppo di volontari che, nella notte di Natale, distribuisce pasti caldi e conforto ai senzatetto.
Quella che nasce come un’esperienza “a tempo”, quasi un diversivo morale, si trasforma in un viaggio interiore inatteso. Tra strade fredde, incontri fugaci e sguardi che raccontano più di mille parole, Emilio e Barbara sono costretti a guardarsi davvero, a riconoscere ciò che hanno perso e ciò che hanno smesso di essere. In quella notte, qualcosa si rompe — o forse si ricompone.
Ma Buoni da morire non si accontenta della poesia del gesto solidale. Il vero nodo arriva all’alba, quando il mondo reale bussa letteralmente alla porta. Ivano, ex compagno di scuola, oggi uomo senza appigli, entra nella loro casa e nelle loro coscienze. Con lui, la bontà smette di essere astratta e diventa concreta, scomoda, ingestibile.
Lo spettacolo scava così nel cuore delle contraddizioni borghesi, mettendo a nudo l’ipocrisia di chi si commuove facilmente ma fatica a cambiare davvero. Clementi costruisce una drammaturgia affilata, capace di far ridere e subito dopo ferire, accompagnata dalle scene e dai costumi di Clara Surro, dal disegno luci di Umile Vainieri e dall’aiuto regia di Guido Quaglione.
Buoni da morire non offre risposte consolatorie. Preferisce lasciare lo spettatore con una domanda aperta, insistente, impossibile da ignorare: fino a che punto siamo disposti a spingerci quando la bontà smette di essere un gesto simbolico e diventa una scelta che cambia la vita?
Una commedia amara, attuale, necessaria. E, soprattutto, profondamente umana.
Roberto Puntato