Con la voce di John Malkovich e le musiche di Michael Galasso. In scena dal 28 al 30 aprile
C’è un punto in cui le parole smettono di bastare. È lì che nasce BURN, il nuovo progetto di danza per teatro firmato da A.J. Weissbard, in scena dal 28 al 30 aprile 2026 nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. Non un semplice spettacolo, ma un territorio di collisione tra linguaggi, emozioni e corpi che parlano senza dire.
Liberamente ispirato al cult teatrale Burn This di Lanford Wilson, BURN ne raccoglie l’eredità emotiva per trasformarla in qualcosa di completamente diverso: una partitura fisica dove il dialogo diventa gesto, tensione muscolare, prossimità e distanza. A fare da filo conduttore, come un’eco che attraversa il tempo, la voce di John Malkovich — già protagonista della storica messinscena newyorkese del 1987 — che qui ritorna come presenza evocativa, narrante e quasi fantasmagorica.
Weissbard immagina un mondo in cui non esiste un unico linguaggio, ma una pluralità di codici che si intrecciano e si scontrano. Quattro personaggi — Anna, Pale, Larry e Burton — prendono vita attraverso quattro identità coreografiche distinte. Non c’è uniformità, ma frizione: ogni interprete costruisce un proprio universo fisico, dando forma a un dialogo fatto di differenze, attriti e improvvise armonie.
Il risultato è un organismo scenico vivo, in continua trasformazione. Le relazioni si consumano nello spazio, si tendono e si spezzano, si reinventano in sequenze che oscillano tra intimità e conflitto. Qui la danza non accompagna la narrazione: la sostituisce, la amplifica, la mette in crisi.
A rendere ancora più stratificata l’esperienza è il tessuto sonoro firmato da Michael Galasso. Le sue musiche — intense, liriche, attraversate da una malinconia luminosa — diventano il respiro invisibile dello spettacolo. Un omaggio postumo che aggiunge profondità e memoria a un progetto già carico di risonanze.
La scena, le luci e la regia — curate dallo stesso Weissbard — costruiscono un ambiente immersivo, quasi cinematografico, dove ogni elemento contribuisce a generare un’estetica potente e riconoscibile. I costumi di Anna Biagiotti dialogano con i corpi, esaltandone le linee e trasformandoli in presenze plastiche, sospese tra realtà e visione.
Prodotto dal Teatro dell’Opera di Roma in coproduzione con Fondazione Musica per Roma, BURN si inserisce in un percorso che guarda con decisione alla contemporaneità, sostenendo la sperimentazione e l’incontro tra discipline. Un progetto che non cerca risposte facili, ma invita lo spettatore a entrare in una zona di instabilità fertile.
Perché in BURN tutto è movimento: identità che si ridefiniscono, desideri che emergono, perdite che si trasformano in nuova materia espressiva. E in questo flusso continuo, il corpo diventa l’unico linguaggio possibile — urgente, necessario, irriducibile.
Roberto Puntato