Una dark comedy tra memoria, femminile e resistenza che scava nelle pieghe più intime dell’esistenza umana. Dal 27 gennaio all’8 febbraio
Al Teatro Vascello arriva Misurare il salto delle rane, la nuova produzione di Carrozzeria Orfeo, un lavoro che conferma la compagnia come una delle voci più lucide e radicali della scena teatrale contemporanea italiana. Ambientato in un piccolo paese di pescatori sospeso tra lago e palude, lo spettacolo ci trasporta negli anni Ottanta e Novanta, in un luogo ai margini del mondo dove il tempo sembra essersi inceppato e le ferite del passato continuano a pulsare sotto la superficie della quotidianità.
Protagoniste sono tre donne: Lori, Betti e Iris (Elsa Bossi, Chiara Stoppa, Noemi Apuzzo), appartenenti a generazioni diverse ma legate da un lutto antico, mai davvero elaborato, che vent’anni dopo continua a determinare le loro scelte e i loro silenzi. Attorno a loro si muove una comunità chiusa, ancorata a riti e consuetudini superate, in cui il peso delle convenzioni sociali e della violenza sommersa grava soprattutto sui corpi e sulle vite femminili.
Carrozzeria Orfeo costruisce una dark comedy che alterna registri con sorprendente naturalezza: il riso si incastra nel dolore, la battuta feroce convive con momenti di lirismo sospeso, mentre il grottesco diventa strumento per raccontare ciò che spesso resta indicibile. I dialoghi, taglienti e spietati, sono attraversati da una comicità caustica che non alleggerisce il dramma, ma lo rende ancora più vicino, più umano.
Al centro del racconto c’è il femminile, osservato nelle sue contraddizioni e nella sua forza di resistenza. Le figure maschili, quasi sempre assenti o fallimentari, delineano un orizzonte di minaccia costante, mentre le tre protagoniste cercano, ciascuna a modo proprio, una via di fuga da ruoli imposti: la madre irreprensibile, la donna “sbagliata”, la figlia che dovrebbe tacere. Il loro legame diventa allora spazio di alleanza, complicità e possibile rinascita.
Il titolo dello spettacolo è una potente metafora: la rana, creatura di passaggio tra due mondi, incarna l’idea di trasformazione. Il salto, però, non è mai semplice né misurabile. È il gesto minimo ma decisivo che separa l’immobilità dal cambiamento, la sopravvivenza dalla scelta. Misurarlo significa tentare di dare forma a qualcosa di intimo e sfuggente: il coraggio di affrontare un trauma, la paura di perdere ciò che resta, la speranza di una verità che potrebbe fare male.
Con una regia essenziale e una forte attenzione alla composizione visiva, Misurare il salto delle rane diventa un racconto intimo e politico insieme. Premio della Critica A.N.C.T. 2025, è uno spettacolo che non offre risposte consolatorie, ma invita a restare dentro la complessità dell’essere umano, là dove il dolore convive con il desiderio di leggerezza e dove, anche nei luoghi più fermi e stagnanti, è ancora possibile immaginare un salto.
Roberto Puntato