Nelle sale il 26 marzo 2026 distribuito da Notorious Pictures
Con Cattiva strada, Davide Angiuli firma un esordio audace che affida alla periferia di Bari il ruolo di vero protagonista. Il film racconta la storia di Donato, giovane afroamericano cresciuto in una famiglia pugliese, la cui quotidianità piatta e segnata dalla cura della nonna malata di Alzheimer viene sconvolta dall’incontro con August, piccolo criminale albanese. È l’inizio di un percorso pericoloso, fatto di rapine, inseguimenti e notti di follia, ma anche di scoperta di sé e dei limiti della propria moralità.
Angiuli costruisce la narrazione con mano ferma, evitando spiegazioni superflue e lasciando che siano le azioni dei personaggi a parlare. Il linguaggio del film alterna barese e albanese, restituendo autenticità e tensione, e trasformando la città in un luogo tanto familiare quanto ostile. Qui, ogni vicolo, ogni strada, sembra stringere i protagonisti in una morsa, senza vie di fuga evidenti.
La regia privilegia un punto di vista intimo: la telecamera si avvicina ai volti dei protagonisti, catturando esitazioni, angosce e piccoli gesti di affetto in un contesto altrimenti spietato. Donato, interpretato da Malich Cissé, appare sospeso tra innocenza e trasgressione, un giovane che cerca un senso di appartenenza in un microcosmo dominato da regole antiche, come quelle del Kanun, e da dinamiche di potere maschile. Accanto a lui, August (Giulio Beranek) incarna la spietatezza e l’irruenza del sottobosco criminale, mentre Erina (Romina De Giglio) rappresenta una fragile possibilità di normalità e amore.
La fotografia di Emilio M. Costa amplifica la tensione, con luci naturali e ombre decise che trasfigurano la periferia in un palcoscenico claustrofobico. Il montaggio serrato e la colonna sonora pulsante scandiscono il ritmo del film, facendo percepire allo spettatore la costante pressione della vita di strada e il senso di urgenza che accompagna le scelte di Donato.
Non è glamour la violenza di Angiuli: il noir qui non seduce con estetiche patinate, ma colpisce per la sua cruda verità sociale. Il film esplora i temi dell’integrazione, della marginalità e dell’invisibilità giovanile senza mai indulgere in sentimentalismi, bilanciando momenti di tensione con sequenze di inattesa delicatezza, come le lezioni di guida di Donato a Erina.
In conclusione, Cattiva strada si distingue come opera prima per coerenza e coraggio. Angiuli evita le mode e costruisce un noir urbano che non si limita a raccontare la criminalità, ma ne indaga le radici umane e sociali, restituendo al pubblico un film vibrante, intenso e capace di lasciare il segno.
Alessandra Broglia