Dal 3 al 14 giugno, un viaggio ironico e struggente dentro le fragilità umane
C’è un luogo, in scena al Teatro Argentina, dove nessuno è davvero preparato a recitare. E forse è proprio questo il punto. In Circle Mirror Transformation, il testo culto della drammaturga americana Annie Baker, cinque persone comuni si ritrovano in una sala spoglia di provincia per frequentare un corso serale di teatro. Arrivano lì con il peso di vite irrisolte, matrimoni consumati, silenzi troppo lunghi e desideri che non hanno mai trovato il coraggio di diventare parole. Ma tra esercizi di improvvisazione, giochi teatrali e confessioni involontarie, qualcosa lentamente si incrina. O forse si aggiusta.
Dal 3 al 14 giugno, Valerio Binasco dirige e interpreta uno spettacolo che sfugge alle definizioni tradizionali: una commedia malinconica, una radiografia emotiva, un piccolo miracolo di umanità quotidiana. Accanto a lui, un cast che unisce esperienza e sensibilità scenica: Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa e Maria Trenta.
Il teatro, qui, non è finzione ma esposizione. Gli esercizi imposti dall’insegnante — interpretata da Villoresi — diventano trappole emotive gentili, capaci di costringere i partecipanti a guardarsi davvero. Fingere rabbia, amore, dolore o desiderio finisce per spalancare crepe autentiche. E mentre il pubblico ride della goffaggine di questi aspiranti attori dilettanti, si ritrova lentamente a riconoscersi in loro.
Binasco costruisce uno spettacolo rarefatto e delicatissimo, dove il non detto pesa più delle battute e ogni pausa sembra custodire un segreto. La scrittura di Annie Baker, celebre per il suo minimalismo emotivo, evita accuratamente i grandi colpi di scena: preferisce osservare i dettagli invisibili delle relazioni umane, quei momenti minuscoli in cui una vita cambia senza fare rumore.
L’ambientazione potrebbe essere un piccolo paese del Vermont, come nel testo originale, ma potrebbe anche essere una qualunque periferia contemporanea. Perché il bisogno che attraversa i personaggi è universale: sentirsi ancora vivi, ancora ascoltati, ancora degni di essere guardati da qualcuno.
In scena non ci sono eroi né talenti straordinari. Ci sono persone normali che tentano, forse per l’ultima volta, di rimettere in moto qualcosa dentro di sé. Ed è proprio questa fragilità condivisa a rendere Circle Mirror Transformation uno spettacolo sorprendentemente potente.
Più che una commedia sul teatro, sembra una lezione sull’essere umani.
Alberto Leali