Da Burri a Maria Lai, da Morandi a Benassi: dal 22 maggio al 20 settembre, una mostra che rivoluziona l’immagine del Santo e trasforma il Cantico delle Creature in un viaggio nell’arte del presente
Non il santo delle immagini devozionali. Non l’icona immobile della tradizione. Al MAXXI, San Francesco si trasforma in una presenza viva, inquieta, radicalmente contemporanea. Con Creature, Creatori. San Francesco e l’arte contemporanea, in apertura dal 22 maggio negli spazi dell’Extra MAXXI, il museo romano costruisce una mostra che rompe gli schemi dell’esposizione celebrativa e sceglie invece di interrogare il presente attraverso lo sguardo francescano.
Curata da Beatrice Buscaroli e promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura insieme alla Fondazione MAXXI, l’esposizione nasce nell’ambito delle iniziative dedicate all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Ma qui la memoria storica diventa soltanto il punto di partenza. Il vero centro del progetto è una domanda: cosa significa oggi guardare il mondo come lo guardava Francesco?
La risposta prende forma in un percorso che attraversa oltre settant’anni di arte italiana, dal secondo dopoguerra fino alle generazioni più recenti. Non una narrazione cronologica, ma un paesaggio di relazioni, simboli e visioni. Le opere dialogano tra loro come frammenti di uno stesso racconto spirituale e materico, dove natura, fragilità, corpo e silenzio diventano linguaggi condivisi.
Il riferimento costante è il Cantico delle Creature, letto non come testo religioso ma come gesto poetico e politico. Una dichiarazione d’amore verso il vivente capace ancora oggi di apparire rivoluzionaria. In un tempo segnato da crisi ambientali, individualismo e conflitti, la mostra sceglie di ripartire dall’idea francescana di prossimità: ogni essere, umano o naturale, appartiene a una stessa dimensione di dignità e vulnerabilità.
Le sale si popolano così di presenze intense e stratificate. Le combustioni di Alberto Burri dialogano con la spiritualità rarefatta di Ettore Spalletti; i paesaggi interiori di Giorgio Morandi incontrano le tensioni poetiche di Maria Lai e le metamorfosi visionarie di Paolo Canevari.
Accanto a loro emergono i segni essenziali e quasi rituali di Pier Paolo Calzolari, le riflessioni sulla natura fragile e domestica di Bruna Esposito, le vibrazioni cromatiche e simboliche di Mario Schifano e la forza lirica delle opere di Ennio Morlotti. Il percorso accoglie anche la radicalità concettuale di Piero Manzoni, le delicate trame narrative di Chiara Camoni e gli interventi di Stefano Arienti, che trasformano elementi minimi e naturali in visioni sospese tra memoria e spiritualità
A queste opere si affiancano nuove produzioni commissionate appositamente per la mostra ad artisti come Jacopo Benassi, Chiara Calore, Andrea Mastrovito, Nicola Samorì, Fulvio Di Piazza, Aron Demetz, Marco Cingolani e Alessandro Pessoli, chiamati a reinterpretare l’eredità francescana attraverso simboli, paesaggi, corpi e figure in trasformazione.
Il risultato è una costellazione di sguardi differenti che restituisce la sorprendente attualità del pensiero di Francesco, capace ancora oggi di attraversare l’arte contemporanea come un’intuizione viva e necessaria.
La curatrice Beatrice Buscaroli definisce il progetto “una mostra rischiosa, rivoluzionaria”, capace di restituire l’attualità di Francesco in un’epoca frammentata. E proprio questa tensione rende Creature, Creatori qualcosa di più di una semplice esposizione: un invito a rallentare, a guardare la materia, il paesaggio e gli altri esseri viventi con uno sguardo nuovo.
Negli spazi fluidi dell’Extra MAXXI prende così forma un itinerario dove l’arte contemporanea smette di essere soltanto esercizio estetico e torna a interrogare le grandi domande dell’esistenza. Che cosa significa creare? Qual è il rapporto tra uomo e natura? Dove finisce il gesto artistico e dove comincia la responsabilità verso il vivente?
Forse è proprio qui che il pensiero di Francesco continua a parlare al presente: nella possibilità di immaginare una relazione più fragile, più umana e più profonda con il mondo.
Alberto Leali