Presentato in anteprima italiana alla 20ª Festa del Cinema di Roma, uscirà nelle sale il 27 novembre distribuito da MUBI
Die My Love segna il ritorno di Lynne Ramsay dietro la macchina da presa con un’opera che affonda le mani nella materia incandescente della maternità contemporanea, scorticando illusioni, retoriche e idilli rurali.
Il film, tratto dal romanzo di Ariana Harwicz, segue l’arrivo di Grace e Jackson in una casa isolata nel Montana, luogo ereditato da uno zio di lui morto suicida. È un rifugio che presto si trasforma in gabbia: la nascita del loro bambino incrina equilibri già fragili, costringendo Grace a un isolamento che diventa abisso. Jackson, incapace di intercettare la deriva emotiva della moglie, si aggrappa al primo impiego disponibile, lasciandola sola con un neonato e una selva di giudizi non richiesti provenienti da madri, zie e vicine di casa. A peggiorare il quadro, una suocera smarrita e un vicino enigmatico che attraversa lo schermo come un’ombra minacciosa.
Ramsay costruisce un’esperienza sensoriale più che narrativa: immagini e suoni sono strumenti chirurgici che incidono negli stati alterati della protagonista. L’uso del formato 1.33:1 comprime ogni respiro, mentre la colonna sonora – volutamente intrusiva – restituisce la dissonanza interiore di una donna che vive la maternità come collisione brutale con il proprio corpo e la propria identità. Non è un film che cerca consolazione né complicità, e il viaggio emotivo può risultare respingente proprio perché privo di filtri. Ramsay sembra suggerire che l’alienazione di Grace non può essere “spiegata”: può soltanto essere vissuta, spesso fino al limite dell’insopportabile.
In questo panorama devastato, Jennifer Lawrence dà una delle interpretazioni più radicali della sua carriera: feroce, vulnerabile, istintiva. La sua Grace è un animale ferito che difende e rifiuta simultaneamente ciò che ha generato, oscillando tra voracità protettiva e desiderio di fuga. La gravidanza reale dell’attrice diventa parte della messa in scena, trasformando il corpo — con le sue variazioni, i suoi eccessi, le sue lacerazioni — nel principale campo di battaglia del film. Accanto a lei, Robert Pattinson incarna un marito disorientato, prigioniero di un amore che non sa più come esprimere, e Sissy Spacek presta delicatezza e ferocia al ruolo della madre di Jackson, in un’apparizione che echeggia alcune icone del cinema americano più selvaggio.
Il film interroga il mito della maternità senza indulgenze, mostrando quanto possa essere sovraccarico di aspettative sociali che ignorano fragilità, paure e desideri contraddittori. Grace non è una madre modello, non vuole esserlo e forse non può esserlo: cerca di sopravvivere a un’identità che le è piombata addosso come un ospite indesiderato, un intruso che la risucchia e che pure difende con accanita tenerezza. È proprio in questa ambivalenza che Ramsay trova la verità più scomoda del suo racconto.
I paesaggi sconfinati del Montana, invece di aprire nuove possibilità, amplificano lo smarrimento. In mezzo a distese d’erba che sembrano dissolvere il tempo, Grace vaga come una creatura selvatica, mentre frammenti di passato e presente si confondono in un montaggio febbrile. Le presenze che si insinuano nella sua vita – un cavallo, un cane, un motociclista – acquisiscono valore simbolico, incarnazioni dei desideri e delle minacce che la circondano.
A tenere insieme questa materia incandescente c’è la regia di Ramsay, che alterna lirismo e brutalità, delicatezza e sconcerto. La sua macchina da presa non giudica: osserva, registra, a volte si perde insieme alla protagonista. Lo spettatore è trascinato dentro un ciclone emotivo spesso respingente, dove la linea tra amore e distruzione si assottiglia fino a scomparire.
Die My Love è un’opera radicale, che rifiuta l’empatia facile e il dramma “gestibile”. È un film sulla maternità come esperienza totalizzante e imprevedibile, sulla coppia che implode sotto il peso di ciò che non viene detto, sulla solitudine che dilaga anche dentro le relazioni più intime. Un film che forse non tutti ameranno, ma che difficilmente lascia indifferenti. Nel caos di Grace, Ramsay trova una forma feroce di verità: quella di una donna che tenta disperatamente di ritrovare se stessa in un mondo che pretende che si dissolva nel ruolo di madre.
Alessandra Broglia