Il 14 maggio il violoncello di Enrico Dindo e il pianoforte di Andrea Lucchesini chiudono la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana con un viaggio intenso fra Schumann e Brahms
Roma si prepara a salutare la stagione concertistica dell’Accademia Filarmonica Romana con una serata che promette emozione pura. Giovedì 14 maggio, alle ore 21, il palcoscenico del Teatro Argentina accoglierà due protagonisti assoluti della scena musicale internazionale: Enrico Dindo e Andrea Lucchesini. Un duo artistico e umano che, dopo il successo dello scorso anno, torna nella capitale per il secondo appuntamento della residenza triennale avviata con la storica istituzione romana.
Non sarà soltanto un concerto, ma un’immersione nel cuore della musica romantica europea, attraversata da passioni, slanci lirici e dialoghi sonori di straordinaria intensità. Dindo e Lucchesini condividono infatti una visione della musica fondata sull’ascolto reciproco, sulla ricerca continua e sul valore profondo della musica da camera come esperienza viva, quasi intima, capace di trasformare il teatro in uno spazio di confidenza emotiva.
Il programma scelto per la serata intreccia le sensibilità di Robert Schumann e Johannes Brahms, due compositori legati da un filo ideale di eredità artistica e tensione poetica. Ad aprire il concerto saranno le Tre Romanze op. 94 di Schumann, miniature musicali di rara delicatezza, nate nel 1849, anno particolarmente luminoso nella vita del compositore tedesco. In queste pagine il violoncello sembra respirare insieme al pianoforte, in un dialogo continuo fatto di malinconia, dolcezza e improvvisi bagliori emotivi.
Al centro della serata si staglia invece la monumentale Sonata in fa maggiore op. 99 di Brahms, una delle vette assolute della letteratura cameristica ottocentesca. Composta nel 1886 per il celebre violoncellista Robert Hausmann, la Sonata alterna impeto e introspezione, energia drammatica e canto lirico, imponendo ai musicisti una sfida tecnica ed espressiva di altissimo livello. Dindo, con il suo prezioso violoncello Pietro Giacomo Rogeri del 1717, restituisce a questa partitura una profondità timbrica che promette di lasciare il pubblico sospeso tra forza e poesia.
A chiudere il programma saranno i Cinque pezzi in stile popolare op. 102 di Schumann, composizioni dal carattere più diretto e narrativo, dove il violoncello emerge con voce calda e cantabile, evocando atmosfere domestiche, memorie popolari e una struggente semplicità melodica.
Con questo appuntamento, l’Accademia Filarmonica Romana non chiude soltanto una stagione: celebra una precisa idea di musica, fatta di eccellenza interpretativa, dialogo fra artisti e capacità di rendere ogni concerto un’esperienza emotiva autentica. E con Dindo e Lucchesini, il finale si annuncia memorabile.
Roberto Puntato