Un viaggio teatrale tra Molière, Da Ponte e Mozart, dal 3 all’8 marzo
Dal 3 all’8 marzo 2026 la Sala Umberto ospita una nuova e originale rilettura del mito di Don Giovanni firmata da Arturo Cirillo, che cura adattamento e regia dello spettacolo. Un progetto ambizioso che intreccia parola, musica e visione scenica, ispirandosi ai testi di Molière e Lorenzo Da Ponte, oltre naturalmente alla partitura immortale di Wolfgang Amadeus Mozart.
In scena, accanto a Cirillo, un cast composto da Irene Ciani, Rosario Giglio, Francesco Petruzzelli, Giulia Trippetta e Giacomo Vigentini. Le scene sono firmate da Dario Gessati, i costumi da Gianluca Falaschi, le luci da Paolo Manti e le musiche da Mario Autore. Completano la squadra creativa Mario Scandale (assistente alla regia), Roberto Capasso (regista assistente), Stefano Pes (assistente scenografo) e Anna Missaglia (collaborazione ai costumi).
Un incontro nato dalla musica
Il legame di Cirillo con Don Giovanni affonda le radici negli anni della formazione. L’opera mozartiana – probabilmente scoperta da bambino al Teatro San Carlo di Napoli e poi attraverso il celebre film diretto da Joseph Losey nel 1979 – è diventata però centrale durante gli studi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma.
Determinante fu il lavoro guidato dal musicologo Paolo Terni, che propose agli allievi un confronto diretto con il Don Giovanni in una forma di “recitar-cantando”: un esercizio in cui il testo poetico di Da Ponte veniva interpretato in costante dialogo con la struttura musicale di Mozart. Un’esperienza che ha rivelato a Cirillo la straordinaria potenza teatrale di quest’opera, capace di fondere musicalità, ironia e profondità tragica.
Una corsa verso l’abisso
Il fascino del personaggio risiede nella sua natura estrema: la vicenda si apre con un omicidio – quello del Commendatore – e si chiude con la discesa agli inferi del protagonista. In mezzo, una traiettoria febbrile e vertiginosa, un continuo sfidare il destino, un gioco pericoloso che si consuma sul limite tra vitalità e autodistruzione.
Accanto a Don Giovanni, l’ombra inseparabile di Sganarello: una coppia che richiama grandi duetti della storia del teatro, dove servo e padrone si rispecchiano e si completano, tra complicità e conflitto.
Tra comicità e tragedia
Nella visione di Cirillo, la drammaturgia intreccia la forza paradossale e talvolta spietata di Molière con la leggerezza poetica di Da Ponte, una leggerezza che sa farsi improvvisamente drammatica. Il risultato è un impianto scenico che alterna registri e linguaggi, attraversando il comico fino a lambire l’assurdo, senza mai perdere il senso dell’ineluttabile.
La musica – presenza essenziale anche in questa nuova versione – non è semplice accompagnamento, ma elemento strutturale che restituisce l’ambivalenza del mito: grazia e oscurità, seduzione e dannazione.
Il mito di chi non smette di recitare
Quello di Don Giovanni è, in fondo, il racconto di un uomo che non può rinunciare al gioco della seduzione e della finzione. Un eterno ricominciare, ogni volta da capo, come se la vita fosse una scena infinita. Fino all’ultimo atto.
Con questo spettacolo, Arturo Cirillo riporta in teatro un mito senza tempo, attraversandolo con sensibilità contemporanea e con uno sguardo che unisce parola, musica e corpo scenico in un’unica, travolgente partitura.
Alberto Leali