Al cinema dal 26 marzo con Green Film
Vincenzo Marra sorprende il suo pubblico con Era, ultima fatica presentata in concorso al Bif&st 2026, mostrando un lato del suo cinema finora poco esplorato: la commedia. Ambientata a Napoli, la storia si concentra su Lina, ottantenne energica e indipendente, interpretata con ironia e vitalità da Dalia Frediani. La donna dirige un’associazione di anziane, segue i figli adulti in crisi e affronta la quotidianità con un piglio incrollabile.
Il film si apre con una scena apparentemente leggera: Lina e le sue amiche organizzano una riffa per raccogliere fondi destinati a una gita all’abbazia. Ma le cianfrusaglie restano invendute, e il tentativo fallisce. Questo prologo, più che un semplice espediente narrativo, introduce il ritmo del film: un equilibrio tra teatro popolare, humour vernacolare e osservazione sociale. Marra riesce a trasformare piccoli gesti quotidiani in momenti di rara verosimiglianza, conferendo alla scena un fascino ipnotico, dove il dialetto e i gesti diventano una lingua viva, ricca di sfumature.
Il vero cuore di Era emerge, però, quando Lina subisce un malore. La sua indipendenza viene messa alla prova e il regista introduce Amilà, giovane donna dello Sri Lanka che vive a Napoli da anni, interpretata da Marinì Sabrina Fernando. La convivenza forzata tra le due donne diventa terreno fertile per un racconto di incontri e differenze culturali, nonché per riflettere su solitudine, vecchiaia e solidarietà tra generazioni e origini diverse. La badante non è una semplice assistente: diventa mediatrice dei conflitti familiari, interprete dei bisogni dei figli e, soprattutto, interlocutrice profonda di Lina, portando un’inaspettata dolcezza nella vita dell’anziana protagonista.
Marra compie qui un passo audace, distanziandosi dal suo cinema iperrealista e socio-documentaristico – da Estranei alla massa a L’ora di punta – per esplorare la commedia come strumento di introspezione. Il risultato è un film che, pur strizzando l’occhio alla tradizione eduardiana, evita l’oleografia e la nostalgia facile. Come in Natale in casa Cupiello, la famiglia diventa teatro di umori e tensioni, ma con uno sguardo contemporaneo: la migrazione, le badanti, la vecchiaia, la crisi dei figli adulti, sono integrate senza retorica nella narrazione, e la comicità nasce spontanea dai caratteri più che dagli eventi.
Il cast, equilibrato tra interpreti professionisti e non professionisti, contribuisce a un registro credibile e naturale. Maurizio Casagrande e Antonio Gerardi offrono spunti comici calibrati, ma la scena è dominata dalla chimica tra Frediani e Fernando. La loro relazione evolve gradualmente, tra incomprensioni, piccoli screzi e gesti di affetto, fino a diventare il cuore emotivo del film. È un legame che parla di ascolto, empatia e accettazione del tempo che passa, portando lo spettatore a riflettere sulle fragilità e le risorse della terza età.
Era è anche un omaggio alla città di Napoli, ritratta con attenzione quasi documentaria: non la città turistica, ma quella domestica e aristocratica, tra salotti borghesi, vicoli popolari e il mare sempre presente. Il film sa celebrare la quotidianità senza banalizzarla, intrecciando umorismo, poesia e una malinconia discreta che resta impressa.
Con questo lavoro, Marra conferma una capacità rara: trasformare una storia apparentemente semplice in una riflessione sul tempo, sui legami familiari e sulla convivenza tra culture. Il regista mostra, con leggerezza e profondità insieme, che la commedia italiana può ancora raccontare la vita contemporanea senza perdere di vista la verità dei sentimenti. Era non è solo un titolo: è un invito a riconoscere il valore del presente e la bellezza della memoria, tra risate genuine e dolci malinconie.
Maria Grande