Film di apertura del Torino Film Festival 2025, arriva nelle nostre sale dal 4 dicembre con I Wonder Pictures
Eternity parte come una commedia romantica e si trasforma, con sorprendente naturalezza, in un racconto che alterna ironia brillante e squarci emotivi tutt’altro che leggeri. Joan e Larry, insieme da una vita intera, stanno andando a un gender reveal quando un semplice frammento di quotidianità – una foto del primo marito di Joan, l’idealizzato Luke – innesca in Larry un presentimento funesto. Poco dopo, un pretzel di troppo lo spedisce all’altro mondo.
Nell’aldilà, una sorta di stazione di transito piena di stand che pubblicizzano le varie “versioni” possibili dell’eternità, Larry attende spaesato che Joan lo raggiunga. Lei arriva poco dopo, ormai vinta dalla malattia, ma pienamente lucida: ed è qui che i due scoprono che tra i “residenti” c’è anche Luke, il grande amore giovanile mai realmente vissuto fino in fondo. In questo triangolo sospeso oltre la vita, Joan ha pochi giorni per compiere la scelta definitiva: condividere per sempre l’eternità con l’uomo che l’ha accompagnata per 65 anni o con la passione che la guerra le ha strappato troppo presto.
La forza di Eternity sta nella sua leggerezza intelligente. La sceneggiatura di Pat Cunnan sa quando affondare il colpo emotivo e quando alleggerire con battute fulminanti, costruendo un equilibrio che evita retorica e sentimentalismo facile. La regia di David Freyne ne amplifica le qualità, immergendo tutto in un afterlife pop, colorato, visionario e spesso irresistibilmente ironico: un luogo in cui si può letteralmente camminare attraverso i propri ricordi, e in cui ogni immagine sembra un commento sornione alla nostra ossessione per le scelte, le possibilità e i rimpianti.
Dietro le trovate brillanti, però, si nasconde una domanda tutt’altro che frivola: cosa pesa di più, un amore travolgente ma rimasto incompiuto, o una vita condivisa giorno per giorno, fatta di litigi, cure, compromessi e crescita? E, soprattutto, quanto della nostra identità è cucito nei ricordi che abbiamo costruito insieme a qualcuno?
Il cast contribuisce in modo decisivo: Elizabeth Olsen restituisce a Joan tutte le sue fragilità e la sua forza; Miles Teller regala a Larry un’irresistibile combinazione di goffaggine e umanità; Callum Turner scolpisce un Luke capace di incarnare il fascino del “ciò che poteva essere”. A rubare la scena è spesso Da’Vine Joy Randolph, qui in un ruolo spassoso e sorprendente, che aggiunge ulteriore vivacità all’insieme.
Eternity è raro non perché reinventa il genere, ma perché lo tratta con rispetto e originalità: mantiene ciò che promette – una storia avvincente, risate autentiche e un cuore enorme – e lo accompagna a un mondo visivo ricco, riconoscibile e tuttavia nuovo. Due ore in cui il pubblico attraversa l’esistenza insieme ai protagonisti, tra memorie luminose e amori che non smettono di chiedere spazio, nemmeno oltre la morte.
In fondo, il film prende alla lettera il voto “finché morte non vi separi” e lo rovescia con grazia e ironia: cosa succede quando la morte non separa affatto, ma riapre una scelta che pensavamo già compiuta? Eternity risponde senza moralismi e senza sentenze, ricordandoci che amare significa anche convivere con ciò che non sapremo mai del tutto. Una commedia romantica che fa ridere, pensare e, inevitabilmente, commuovere.
Federica Rizzo