Nel cuore di Palazzo Odescalchi apre una nuova idea di sala cinematografica: proiezioni immersive, lounge d’autore, programmazione on demand e incontri con artisti trasformano il cinema in un luogo da vivere, non solo da guardare
Roma ritrova uno dei suoi spazi storici dello spettacolo e lo trasforma in qualcosa che, in Italia, ancora non esisteva davvero. A giugno aprirà FCE Majestic, il nuovo cinema boutique ospitato nelle antiche scuderie di Palazzo Odescalchi, affacciato su Piazza dei Santi Apostoli. Ma definirlo semplicemente “cinema” rischia di essere riduttivo. Il progetto immagina infatti una nuova forma di fruizione cinematografica, dove la sala torna a essere esperienza, incontro e rito collettivo.
In un momento storico in cui molte sale chiudono o sopravvivono inseguendo modelli sempre più standardizzati, FCE Majestic sceglie la direzione opposta: rallentare, curare, personalizzare. L’idea è semplice ma radicale: convincere il pubblico a uscire di casa non solo per vedere un film, ma per vivere qualcosa che nessuna piattaforma streaming può replicare.
Dietro il progetto ci sono Richard Borg, figura storica dell’industria cinematografica italiana, il produttore Marco Belardi — tra i nomi più attivi del cinema contemporaneo — insieme ai soci fondatori Luigi Borg e Francesco Bove. Il loro obiettivo non è creare un multisala di lusso, ma riportare il cinema al centro della vita culturale urbana, restituendogli quella dimensione sociale e relazionale che negli ultimi anni sembrava essersi dissolta.
La scelta del luogo è già una dichiarazione d’intenti. Le scuderie di Palazzo Odescalchi custodiscono infatti una memoria artistica profondissima: qui tra il 1925 e il 1928 Luigi Pirandello guidò il Teatro d’Arte di Roma, uno dei laboratori culturali più importanti del Novecento italiano. Nel dopoguerra gli spazi furono trasformati in cinema, mantenendo viva la vocazione allo spettacolo. Oggi FCE Majestic riaccende quella storia senza trasformarla in nostalgia museale, ma facendola dialogare con il presente.

L’intervento architettonico, curato da Claudia Addati dello studio Archs Architettura, lavora infatti sull’equilibrio tra memoria e innovazione. Gli elementi storici convivono con tecnologie cinematografiche di ultima generazione e ambienti dal design contemporaneo, eleganti ma mai ostentati. Il risultato è uno spazio che sembra pensato più come un club culturale internazionale che come un cinema tradizionale.
Le due sale — da 33 e 47 posti — sono progettate come ambienti immersivi ad alta definizione emotiva. Proiezione 4K Laser RGB, sistema Dolby Atmos con 34 altoparlanti per sala, poltrone recliner realizzate su misura da Cinearredo, illuminazione individuale e comfort personalizzato trasformano la visione in un’esperienza quasi sensoriale. Qui il lusso non è decorazione, ma attenzione assoluta alla qualità dell’ascolto e dello sguardo.
Ma il vero cuore del Majestic potrebbe essere la lounge. Non un semplice foyer, ma uno spazio pensato per essere vissuto prima e dopo il film, tra cocktail signature, vini, aperitivi e conversazioni. Un ambiente che prova a restituire al cinema qualcosa che negli ultimi anni aveva perso: il tempo condiviso. Non più entrare, guardare e uscire, ma fermarsi, incontrarsi, discutere, restare.

Ed è proprio sulla relazione con il pubblico che il progetto costruisce la sua identità più innovativa. Attraverso un’app dedicata, gli spettatori potranno richiedere proiezioni private, programmare film usciti negli ultimi tre anni e accedere a contenuti speciali legati a concerti, opere, mostre ed eventi live grazie alla collaborazione con Nexo Digital. Una formula di programmazione on demand che rappresenta una novità assoluta nel panorama cinematografico italiano.
Il Majestic non vuole però limitarsi a essere un luogo tecnologicamente avanzato. La vera ambizione è creare una comunità attorno al cinema. Anteprime, incontri con registi, attori, sceneggiatori, musicisti e professionisti del settore trasformeranno lo spazio in una casa viva del cinema contemporaneo, capace di mettere in relazione chi i film li realizza e chi continua ad amarli.
La scelta di partire proprio da Roma assume così un valore simbolico fortissimo. In una città che resta il cuore storico dell’industria cinematografica italiana, aprire oggi una nuova sala indipendente significa lanciare un messaggio preciso: il cinema può ancora essere un luogo vivo, desiderabile e contemporaneo.
Mentre molti parlano della crisi delle sale, FCE Majestic prova a immaginare il loro futuro. Non opponendosi allo streaming, ma offrendo qualcosa che nessuno schermo domestico potrà mai replicare davvero: la sensazione di condividere un’esperienza culturale in uno spazio fisico, immersivo e umano.
E forse è proprio questa la sua intuizione più forte. Non salvare il cinema attraverso la nostalgia, ma reinventarlo come esperienza collettiva del presente.
Alessandra Broglia