Un viaggio da Palermo a Londra tra tecnica, musica e autobiografia: Pernice inaugura la stagione del Sistina con uno spettacolo elegante, energico e profondamente personale
C’è il ritmo, c’è il virtuosismo, c’è il grande spettacolo. Ma soprattutto c’è una storia. Con Shall We Dance!, Giovanni Pernice inaugura la nuova stagione del Teatro Sistina di Roma trasformando la propria carriera in materia teatrale e costruendo una serata che riesce a coniugare la spettacolarità della danza con il racconto autobiografico.
Il risultato, visto ieri sera sul palcoscenico del Sistina, è uno spettacolo caloroso, brillante e generoso, capace di parlare al pubblico che conosce Pernice attraverso la televisione ma anche a chi, per la prima volta, ha l’occasione di incontrarlo al di là dello schermo.
Il punto di partenza è una storia personale: quella di un ragazzo partito dalla Sicilia e arrivato sui grandi palcoscenici britannici, fino alla consacrazione televisiva. Ma Shall We Dance! non è semplicemente la cronaca di una carriera. È soprattutto il tentativo di spiegare, attraverso la danza, che cosa ci sia dietro il successo: sacrificio, disciplina, occasioni, cadute e capacità di ricominciare.
Ed è proprio qui che lo spettacolo trova la sua dimensione più interessante. Pernice non utilizza la propria popolarità televisiva come punto d’arrivo, ma come punto di partenza. Se in televisione il ballerino professionista è spesso chiamato a sostenere la performance della celebrità di turno, in teatro può finalmente mettere al centro se stesso. La scena diventa dunque uno spazio di libertà, nel quale il corpo racconta ciò che la televisione, per necessità di format e di tempi, lascia inevitabilmente sullo sfondo.
La danza rimane naturalmente il cuore dello spettacolo. Accanto a Pernice ci sono Nikita Perotti, Sophia Berto ed Erica Martinelli, tre interpreti capaci di sostenere con precisione e personalità le coreografie che attraversano il repertorio latino-americano e quello standard. Il loro contributo evita che lo spettacolo si trasformi in un semplice one-man show e permette di costruire un continuo dialogo coreografico con il protagonista.
La qualità tecnica è evidente, ma ciò che convince maggiormente è il modo in cui il virtuosismo viene inserito nella narrazione. I numeri non appaiono come parentesi decorative, bensì come capitoli di un racconto più ampio. Il movimento diventa memoria, il passo diventa esperienza, la coreografia diventa una forma di autobiografia.
A rendere ancora più efficace il meccanismo è la musica dal vivo, che accompagna lo spettacolo con una selezione di grandi successi internazionali. Anche qui Pernice dimostra di avere ben chiaro il tipo di rapporto che vuole instaurare con il pubblico: non quello di un’esibizione puramente tecnica, ma quello di un grande spettacolo popolare, nel quale la danza dialoga continuamente con la musica, l’intrattenimento e l’emozione.
Tra i momenti più riusciti c’è l’omaggio ai Queen e a Freddie Mercury. Non è soltanto una celebrazione di uno degli artisti più iconici della storia della musica, ma una scelta che rivela molto della concezione dello spettacolo di Pernice. Mercury rappresenta infatti l’artista totale, l’entertainer capace di dominare il palcoscenico con il corpo, la voce, la teatralità e il rapporto diretto con il pubblico. Una figura evidentemente affine all’idea di spettacolo che Pernice porta in scena.
E proprio il pubblico è una delle componenti più importanti di Shall We Dance!. Pernice abbatte la quarta parete e invita uno spettatore a salire sul palco per ballare con lui. È un momento leggero e giocoso, ma anche molto efficace dal punto di vista teatrale: la platea smette per qualche minuto di essere semplice osservatrice e diventa parte dello spettacolo. La distanza tra artista e spettatore si riduce, e la serata assume quella dimensione di imprevedibilità che appartiene al teatro dal vivo.
È un dettaglio che potrebbe sembrare secondario, ma che racconta bene la natura dell’intero progetto. Pernice non vuole soltanto mostrare ciò che sa fare: vuole condividere il palcoscenico, coinvolgere, creare complicità. Ed è probabilmente questa la ragione per cui lo spettacolo riesce a superare i confini della semplice esibizione di danza.
Il racconto della carriera costituisce l’altra grande direttrice dello spettacolo. Palermo, l’Inghilterra, Strictly Come Dancing, la televisione, Ballando con le Stelle: tappe che vengono ricomposte non come un curriculum professionale, ma come le stazioni di un percorso umano. Pernice insiste sulla necessità di non arrendersi davanti alle difficoltà e sulla capacità di trasformare anche i momenti più complicati in occasioni di ripartenza.
In questo senso, il riferimento a Milly Carlucci assume un significato preciso all’interno della narrazione: quello della persona che, secondo il racconto dello stesso Pernice, gli ha restituito un’opportunità in un momento delicato della sua carriera. Non è un semplice ringraziamento televisivo, ma un passaggio coerente con il tema centrale dello spettacolo: le seconde possibilità.
Ed è proprio il tema del riscatto a dare profondità a una produzione che, altrimenti, potrebbe correre il rischio di essere soltanto una vetrina di talento. Pernice sceglie invece di mostrare anche la parte meno luminosa del percorso, ricordando che dietro la perfezione di un’esibizione ci sono anni di studio, rinunce, trasferimenti, solitudine e ostacoli.
La regia e l’impianto dello spettacolo puntano dichiaratamente sull’intrattenimento, e non cercano di nasconderlo. Shall We Dance! non aspira a essere un’opera di ricerca sulla danza né un’esperienza teatrale sperimentale. La sua forza sta altrove: nella capacità di prendere la grammatica dello show televisivo e trasferirla sul palcoscenico, restituendole però la fisicità, il contatto e l’imprevedibilità del teatro.
È una scelta che funziona perché Pernice possiede una qualità essenziale per questo tipo di spettacolo: la presenza scenica. Sa occupare il palco, sa dialogare con i partner, sa passare dalla tecnica all’intrattenimento e soprattutto sa mantenere il rapporto con la platea. Il suo talento non si misura soltanto nella precisione dei passi, ma nella capacità di trasformare la danza in comunicazione.
La serata del Sistina conferma dunque la bontà di un progetto che riesce a mettere insieme pubblici diversi: gli appassionati di danza, gli spettatori di Ballando con le Stelle, gli amanti della musica e chi semplicemente cerca una serata di spettacolo capace di divertire ed emozionare.
Shall We Dance! è, in definitiva, un inno al movimento e alla perseveranza. Giovanni Pernice porta sul palcoscenico la propria storia senza rinunciare alla dimensione spettacolare, e proprio nell’equilibrio tra confessione e intrattenimento trova la sua cifra più personale.
Dal ragazzo partito da Palermo al professionista affermato sui palcoscenici internazionali, fino al volto televisivo oggi riconosciuto dal grande pubblico: ogni tappa diventa una coreografia, ogni difficoltà un passo da superare, ogni applauso la conferma di un rapporto costruito negli anni con chi lo segue.
Ieri sera il Sistina ha risposto con entusiasmo. E Shall We Dance! ha inaugurato la stagione con quello che, alla fine, è il suo messaggio più semplice e più efficace: continuare a danzare, anche quando il ritmo cambia.
Roberto Puntato