Dal 9 gennaio su Sky e Now sei episodi che riportano la saga di Saviano negli anni Settanta, tra adolescenti senza futuro e una Napoli sull’orlo del baratro
Le grandi storie non finiscono mai davvero: cambiano forma, prospettiva, tempo. È una regola non scritta dello storytelling – e anche dell’industria audiovisiva – e vale a pieno titolo per Gomorra, che torna dal 9 gennaio su Sky e in streaming su Now con Gomorra – Le origini, prequel in sei episodi che riavvolge il nastro per raccontare ciò che viene prima del potere: l’adolescenza, la mancanza, la formazione del vuoto.
Non c’è ancora l’impero criminale dei Savastano, né il dominio consolidato dei clan. Al centro del racconto c’è invece un Pietro Savastano sedicenne, interpretato da Luca Lubrano, immerso in una Napoli del 1977 povera, marginale, segnata dai palazzoni appena sorti di Scampia e da un’economia illegale in trasformazione. È l’epoca del contrabbando di sigarette, ma anche l’alba dell’arrivo dell’eroina, destinata a cambiare per sempre le regole del gioco.
La serie sceglie fin da subito un tono netto. Si apre con un telegiornale che riporta una statistica agghiacciante: a Napoli un bambino su sette non supera il primo anno di vita. Un dato che diventa chiave di lettura dell’intero progetto. «Sono numeri che raccontano un’infanzia negata», spiega Marco D’Amore, regista dei primi quattro episodi e supervisore artistico della serie. «Parliamo di ragazzi che non possono permettersi i sogni dei bambini. Crescono in un mondo feroce, in una guerra non dichiarata».
Da qui nasce la domanda che attraversa Gomorra – Le origini: per diventare l’uomo che conosciamo, che cosa ha perso Pietro Savastano quando era bambino? «Mi sono chiesto cosa gli sia stato tolto – continua D’Amore – quali privazioni abbiano contribuito a formare quella durezza. Questa serie prova a guardare lì, prima della violenza, prima del potere».
Lo stesso D’Amore racconta di aver inizialmente accolto il progetto con diffidenza. Il legame emotivo con Gomorra era fortissimo, così come il timore di ripercorrere strade già battute. «Ho detto di no, all’inizio. Gomorra per me è stata dieci anni di vita, di riconoscenza profonda verso le persone che l’hanno resa possibile. Avevo paura di ripetermi». Poi, però, la svolta: «Già nelle prime fasi di scrittura ho sentito che c’era un profumo diverso. Non era una replica, ma un’altra intenzione narrativa».
Ed è proprio questo lo scarto più evidente. Gomorra – Le origini non mette in scena il potere, ma il desiderio di averlo. Non racconta il dominio, ma l’attesa, la frustrazione, l’ambizione acerba. Pietro è un ragazzo inquieto, carismatico, legato al suo gruppo di amici, animato più dall’amore e dal senso di appartenenza che da una reale brama di comando.
Luca Lubrano affronta il ruolo con una forte consapevolezza del suo peso simbolico. Il suo Pietro, spiega l’attore, è inizialmente lontano dall’immagine del boss spietato: «All’inizio è ancora innocente, ha uno sguardo malinconico». È un ragazzo attraversato da paure e fragilità, animato da un desiderio di riscatto che nasce prima ancora dell’ambizione. «Con il tempo quello sguardo cambia, si indurisce», osserva, sottolineando una trasformazione lenta ma inevitabile. Un percorso che, per l’attore, va oltre il personaggio: «Sento una responsabilità verso i miei coetanei, nel raccontare una realtà che spesso resta invisibile o viene ridotta a una semplificazione».
Nel suo cammino di formazione, Pietro incontra Angelo ‘A Sirena’ (Francesco Pellegrino), piccolo boss elegante e affascinante che gestisce una bisca e incarna il modello di successo a cui il ragazzo aspira. Accanto al crimine, però, c’è anche l’amore. Imma, interpretata da Tullia Venezia, frequenta il liceo, studia musica al conservatorio e sogna di andare a studiare in America. Viene da un contesto diverso, più agiato, e rappresenta per Pietro un’altra possibilità di futuro.
«Imma è una mosca bianca», spiega Venezia. «Vive nella parte più ricca di Napoli, ha dei sogni che sembrano lontanissimi dal mondo di Pietro. Ma sarà costretta a fare delle scelte che la cambieranno profondamente». Un percorso che, come sottolinea l’attrice, parla anche al presente: «Oggi abbiamo molti più strumenti e possibilità di aiuto. All’epoca, soprattutto per una donna, era tutto più difficile».
Il prequel torna anche alle radici di Annalisa, la futura Scianel, qui interpretata da Fabiola Balestriere. Giovane madre vittima di un marito violento, Annalisa incarna una condizione femminile segnata dall’assenza di alternative. «La sua è una violenza totale», racconta l’attrice. «Non solo fisica, ma psicologica: le viene negata qualsiasi possibilità di scelta. La sua vita è decisa da altri». L’incontro con Imma diventa allora uno spazio raro di condivisione: «Parlare, sfogarsi, essere ascoltate era qualcosa di quasi rivoluzionario in quel contesto».
La serie, prodotta da Sky Studios e Cattleya, nasce da un’idea di Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano. Gli autori tornano idealmente a Secondigliano prima della guerra, interrogandosi sulle origini di un sistema criminale che non nasce dal nulla. «Ci siamo chiesti quando e come fosse nato tutto», racconta Fasoli. «Quel luogo non era stato creato per diventare ciò che poi è diventato. Era povero, sofferente, ma anche pieno di speranza».
Per Ravagli, il cuore del racconto è il tema dell’identità. «Lo sento molto anche come genitore», spiega. «Pietro esterna il dolore di sentirsi orfano. Imma perde la propria identità quando scopre le ipocrisie della sua famiglia. Tutti cercano di capire chi sono, in un mondo che non offre risposte».
Gomorra – Le origini non assolve nessuno, come ribadisce D’Amore: «Non c’è alcuna giustificazione per ciò che vedremo diventare questi personaggi. Ma c’è un processo, un contesto. E raccontarlo significa restituire valore alla memoria, che oggi rischia di essere cancellata dalla velocità con cui consumiamo le storie».
La seconda stagione è già in fase di sviluppo e l’idea dichiarata è quella di costruire un arco narrativo in tre capitoli. Resta da capire se il pubblico più affezionato alla saga accetterà questo cambio di sguardo. Ma una cosa è certa: Gomorra – Le origini non prova a replicare il mito. Preferisce smontarlo, osservando da vicino il momento esatto in cui tutto ha cominciato. Quando il male, prima di diventare sistema, era solo una possibilità.
Federica Rizzo