Dalla consacrazione di Kendrick Lamar alla vittoria storica di Bad Bunny, passando per il K-pop e le nuove voci emergenti, i Grammy raccontano un’industria in profonda trasformazione
I Grammy Awards 2026, andati in scena alla Crypto.com Arena di Los Angeles, hanno ribadito il loro ruolo di barometro non solo dell’industria musicale globale, ma anche delle tensioni, delle aperture e delle metamorfosi culturali del nostro tempo. La 68ª edizione è stata costruita su un equilibrio sottile: da un lato il ritorno di grandi protagonisti capaci di dettare l’agenda artistica, dall’altro l’emergere di nuove voci che raccontano un pubblico sempre più fluido, ibrido e internazionale.
Il nome che più di tutti ha dominato la serata è stato quello di Kendrick Lamar, vero architetto del rap contemporaneo. I cinque premi conquistati — tra cui Record of the Year per “Luther” insieme a SZA e Miglior album rap per “GNX” — non rappresentano soltanto un trionfo numerico, ma la consacrazione di una poetica che continua a coniugare ambizione artistica, lucidità politica e impatto popolare. Kendrick non è più soltanto un rapper premiato: è una misura di riferimento per l’intero genere.
Se Lamar è stato il centro di gravità musicale della serata, il momento più storicamente significativo è arrivato con la vittoria di Bad Bunny come Album of the Year grazie a “Debí Tirar Más Fotos”. È la prima volta che un disco interamente in lingua spagnola conquista il premio più ambito dei Grammy, e soprattutto è la prima volta per un artista sudamericano. Un riconoscimento che va oltre l’individuo e diventa simbolo collettivo: della diaspora latina, di una cultura che non chiede più permesso e di un’industria finalmente costretta a riconoscerne il peso reale.
In dieci anni Bad Bunny ha trasformato reggaeton e trap latina in linguaggi globali, senza mai recidere il legame con Porto Rico. Le sue parole sul palco — “Porto Rico è molto più grande di 100 per 35” — e la dedica a chi ha dovuto lasciare la propria terra per inseguire un sogno hanno dato ai Grammy 2026 una dimensione politica esplicita, ma profondamente umana. Premiato anche per Miglior album di musica urban e Miglior performance di musica globale, l’artista portoricano ha ribadito un messaggio chiaro: identità e successo non sono opposti, e la risposta all’odio non può che essere l’amore.
Accanto a questi due poli narrativi, la serata ha premiato la continuità dell’eccellenza pop. Lady Gaga, con “Mayhem” e il singolo “Abracadabra”, ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di reinventarsi all’interno della macchina pop senza perdere forza autoriale. Billie Eilish, vincitrice di Song of the Year con “Wildflower”, ha confermato una maturità rara, capace di unire introspezione e successo mainstream.
La sorpresa più luminosa è stata Olivia Dean, incoronata Best New Artist: un segnale forte di apertura verso una nuova generazione che privilegia autenticità, scrittura e sensibilità emotiva rispetto alla pura spettacolarizzazione.
Tra i segnali più rilevanti di questa edizione va però sottolineato il ruolo sempre più centrale del K-pop, che ai Grammy 2026 non è più apparso come “categoria a parte”, ma come parte integrante del discorso musicale globale. La vittoria di “Golden” di Huntr/x come Miglior brano scritto per i visual media rappresenta un passaggio chiave: non solo un premio tecnico, ma il riconoscimento della capacità del K-pop di dialogare con cinema, serialità e industria audiovisiva occidentale senza snaturare la propria identità.
Il premio sancisce definitivamente come il K-pop non sia più un trend esotico o una moda passeggera, ma un ecosistema creativo completo, capace di influenzare le forme del pop contemporaneo e di competere sul piano dell’autorialità.
Non è mancato, infine, il risvolto sociale. Più artisti hanno utilizzato il palco dei Grammy per affrontare il tema dell’immigrazione negli Stati Uniti, trasformando la cerimonia in uno spazio di presa di posizione e di racconto collettivo. In un’epoca in cui la musica rischia spesso di essere ridotta a sottofondo, i Grammy 2026 hanno ricordato che può ancora essere una forma di linguaggio civile, politico e profondamente umano.
Tutti i vincitori
• Album dell’anno – Bad Bunny, «Debí tirar más fotos»
• Registrazione dell’anno – Kendrick Lamar e Sza, «Luther»
• Canzone dell’anno – Billie Eilish, «Wildflower»
• Miglior artista emergente – Olivia Dean
• Miglior performance pop solista – Lola Young, «Messy»
• Miglior performance pop di un duo o gruppo – Cynthia Erivo e Ariana Grande, «Defying Gravity»
• Miglior album pop vocale – Lady Gaga, Mayhem
• Miglior album dance/elettronico – Fka Twigs, «Eseuxa»
• Miglior registrazione dance pop – Lady Gaga, «Abracadabra»
• Miglior registrazione dance elettronica – Tame Impala, «End of Summer»
• Miglior performance rock – Yungblud con Nuno, «Changes» (Live from Villa Park, Back to the Beginning)
• Miglior canzone rock – Nine Inch Nails, «As Alive As You Need Me to Be»
• Miglior album rock – Turnstile, «Never Enough»
• Miglior performance di musica alternativa – The Cure, «Alone»
• Miglior album di musica alternativa – The Cure, «Songs from a Lost World»
• Miglior performance r’n’b – Kehlani, «Folded»
• Miglior canzone r’n’b – Kehlani, «Folded»
• Miglior brano rap – Kendrick Lamar ft Lefty Gunplay, «Tv Off»
• Miglior album rap – Kendrick Lamar, «GNX»
• Miglior performance rap – Clipse, «Chains & Whips» (ft Kendrick Lamar & Pharrell Williams)
• Miglior performance solista country – Chris Stapleton, «Bad as I Used to Be»
• Miglior performance country di un duo o gruppo – Shaboozey e Jelly Roll, «Amen»
• Miglior canzone country – Tyler Childers, «Bitin’ List»
• Miglior album r’n’b – Leon Thomas, «Mutt»
• Miglior performance di r’n’b tradizionale – Leon Thomas, «Vibes Don’t Lie»
• Miglior album di pop tradizionale vocale – Laufey, «A Matter of Time»
• Miglior album di country tradizionale – Zach Top, «Ain’t in it for My Health»
• Miglior album di country contemporaneo – Jelly Roll, «Beautiful Broken»
• Miglior album latin pop – Natalia Lafourcade, «Cancionera»
• Miglior album di musica urban – Bad Bunny, «Debi tirar mas fotos»
• Miglior performance di musica globale – Bad Bunny, «EoO»
• Miglior performance metal – Turnstile, «Birds»
• Miglior brano scritto per i visual media – Huntr/x, «Golden»
• Miglior video musicale – Doechii, «Anxiety»
• Miglior film musicale – «Music by John Williams»
• Miglior colonna sonora – «Sinners»
• Miglior album folk – I’m With Her, «Wild and Clear and Blue»
• Miglior performance di musica africana – Tyla, «Push 2 Start»
• Miglior performance jazz – Chick Corea, Christian McBride & Brian Blade, «Windows» (live)
• Miglior performance orchestrale – Andris Nelson, Boston Symphony Orchestra, «Messiaen: Turangalila-Symphonie»
• Miglior comedy album – Nate Bargatze, «Your Friend, Nate Bargatze»
• Miglior performance di rap melodico – Kendrick Lamar e Sza, «Luther»
• Miglior copertina di un disco – Tyler, the Creator, «Chromakopia»
• Produttore dell’anno – Cirkut
• Autore dell’anno – Amy Allen
• Miglior album di progressive r’n’b – Durand Bernarr, «Bloom»
• Miglior album di musica immersiva – Justin Gray, «Immersed»
• Miglior registrazione di un audiolibro o narrazione – Dalai Lama, «Meditations: The Reflections of His Holiness the Dalai Lama»
• Miglior colonna sonora per videogame – Austin Wintory, «Swords of Sea»
• Miglior compilation per film o audiovisivi – «Sinners»
• Miglior album tropical latin – Gloria Estefan, «Raices»
• Miglior album di musica messicana – Carin Leon, «Palabra de To’s (Seca)»
• Miglior album latin rock o alternativo – Ca7riel & Paco Amoroso, «Papota»
• Miglior remix – Lady Gaga & Gesaffelstein, «Abracadabra (Gesaffelstein Remix)»
• Miglior composizione di classica contemporanea – Gabriela Ortiz, «Ortiz: Dzonot»
• Miglior compendio classico – Los Angeles Philharmonic, Gustavo Dudamel & Alisa Weilerstein: Gabriela Ortiz: Yanga
• Miglior album di classica vocale solista – Amanda Forsythe, Robert Mealy, Paul O’Dette & Stephen Stubbs: Telemann: Ino – Opera Arias for Soprano
Roberto Puntato