Dal 9 al 12 e dal 16 al 19 ottobre, Claudio “Greg” Gregori porta in scena un monologo ironico e provocatorio sul suo ambiguo rapporto con il Diavolo, tra musica, sacre scritture e scomode verità
Claudio “Greg” Gregori torna a teatro con un nuovo spettacolo dal titolo “Io sono il Diavolo”, un viaggio surreale, ironico e profondamente dissacrante attraverso un immaginario dialogo con il Principe delle Tenebre. In scena nella Sala Black dello Spazio Diamante dal 9 al 12 e dal 16 al 19 ottobre, lo spettacolo è prodotto da Viola Produzioni e dal Centro di Produzione Teatrale, con l’aiuto regia di Maria Chiara Augenti.
Greg veste i panni di Gin Cooper, un crooner dallo stile retrò, ispirato a Dean Martin, consapevole delle sue debolezze e del fatto che, prima o poi, la sua donna lo spedirà “al Diavolo”. Peccato che lui, il Diavolo, l’abbia già incontrato… e più di una volta.
Il monologo ripercorre, con toni brillanti e taglienti, gli episodi salienti della vita del protagonista, a partire dagli strani “avvistamenti” demoniaci durante l’infanzia passata in una scuola cattolica. È proprio lì che inizia a intuire quanto il Dio della Bibbia abbia tratti più vicini a un boss mafioso che a una figura benevola.
La passione per la musica conduce Gin a un simbolico crocevia — richiamo chiaro al mito del Blues — dove il Diavolo gli insegna non solo a suonare, ma gli apre gli occhi su alcune contraddizioni delle Scritture, stimolandone dubbi e riflessioni a tratti scomode, spesso comiche, ma sempre lucidamente provocatorie.
Tra battute fulminanti, giochi linguistici, versetti reinterpretati, aneddoti surreali e canzoni originali, “Io sono il Diavolo” mette sotto la lente di ingrandimento le incongruenze del pensiero dominante, pungolando l’ipocrisia del politicamente corretto e sfidando lo spettatore a uscire dalla propria comfort zone.
E quando il Diavolo offre a Gin la possibilità di resettare tutto con un nuovo Big Bang, semplicemente premendo un pulsante… non tutti saranno certi di volerlo fermare.
Uno spettacolo che fa ridere, pensare e, inevitabilmente, discutere.
Alberto Leali