Due opere rare del grande compositore tedesco intrecciano memoria, libertà e musica in un viaggio tra letteratura cubana e teatro politico
Nel centenario della nascita di Hans Werner Henze, il Teatro dell’Opera di Roma accende i riflettori su uno dei musicisti più visionari e politicamente sensibili del Novecento con un dittico che guarda a Cuba, alla memoria e alla libertà. Dal 15 al 21 maggio il Teatro Nazionale ospita infatti La piccola cubana ed El Cimarrón, due lavori profondamente diversi ma uniti dalla stessa tensione civile e poetica, entrambi ispirati ai testi dello scrittore cubano Miguel Barnet.
Più che semplici opere, sono racconti di identità spezzate, di emancipazione e sopravvivenza, attraversati dalla musica inquieta e magnetica di Henze. Sul podio c’è Roland Böer, mentre la regia porta la firma di Michael Kerstan, tra i massimi conoscitori dell’universo artistico del compositore, di cui fu collaboratore e assistente personale.
Il cuore della programmazione è La piccola cubana, presentata per la prima volta in Italia nella nuova versione ideata da Kerstan. L’opera nasce dal romanzo Canción de Rachel, pubblicato da Barnet nel 1969, ritratto romanzato della vedette cubana Elsa Borges, conosciuta con il nome d’arte Rachel. Henze trasformò quella storia in una “opera televisiva” dal titolo La Cubana oder Ein Lebenslauf, realizzata negli anni Settanta per la televisione americana. Oggi torna in scena in una veste rinnovata, più intima e teatrale, sostenuta da un ensemble da camera che ne esalta il carattere ironico, malinconico e decadente.
Accanto a questo vaudeville amaro e scintillante, El Cimarrón porta il pubblico in un territorio opposto: quello della memoria storica e della lotta per la libertà. Basato sulla testimonianza reale di Esteban Montejo — ex schiavo cubano fuggito nelle foreste — il lavoro è costruito come un recital musicale in cui voce e strumenti dialogano continuamente. La partitura fonde ritmi afro-caraibici, sperimentazione contemporanea e teatro narrativo, creando un’esperienza intensa e quasi rituale.
A interpretare entrambe le opere è il baritono Robert Koller, protagonista di una produzione che riunisce l’El Cimarrón-Ensemble, formazione che da oltre venticinque anni porta il lavoro di Henze nei principali festival europei e statunitensi. In El Cimarrón sono impegnati anche Christina Schorn-Mancinelli, Ivan Mancinelli e Camilla Hoitenga.
Ne La piccola cubana brillano invece le attrici Jeannine Hirzel e Johanne Dähler nei ruoli di Rachel e Ofelia, affiancate dal soprano Flávia Stricker, dal mezzosoprano Julia Deit-Ferrand e dal tenore Stuart Patterson. I costumi di Christine Knoll completano un allestimento che punta su essenzialità e forza evocativa.
L’omaggio romano conferma il legame speciale tra il Teatro dell’Opera e Henze, già celebrato negli anni con produzioni importanti come Boulevard Solitude, Il giovane lord, Pollicino e soprattutto The Bassarids, spettacolo d’apertura della stagione 2015/16 firmato da Mario Martone e diretto da Stefan Soltész, premiato con il riconoscimento Abbiati.
Quello proposto al Teatro Nazionale non è però soltanto un tributo celebrativo. È piuttosto un’immersione nell’idea di teatro musicale cara a Henze: un luogo dove la musica dialoga con la politica, con la letteratura e con le culture del mondo. Nelle due opere convivono tradizione europea e sonorità afro-caraibiche, ricerca sperimentale e racconto popolare, denuncia sociale e poesia scenica.
Dopo questo viaggio tra le anime di Cuba, la stagione del Teatro Nazionale proseguirà il 29 maggio con Verdi legge Verdi, monologo di e con Massimiliano Finazzer Flory dedicato al compositore di Busseto, e in autunno con La vita nuda di Matteo d’Amico, ispirato ai testi di Luigi Pirandello.
Roberto Puntato