Adrenalina e drammi tra le curve della Moto2. Al cinema dal 19 marzo con Warner Bros. Pictures
C’è un’eredità cinematografica evidente in Idoli – Fino all’ultima corsa, il nuovo film italo-spagnolo che prova a portare sul grande schermo l’intensità delle corse motociclistiche, con una struttura narrativa che ricorda inevitabilmente il recente successo di F1 di Joseph Kosinski. Ma qui, al posto delle monoposto, sono le due ruote a dominare la scena, nella Moto2, categoria dalla quale emergono i futuri campioni della MotoGP.
Il film segue le vicende di Edu Serra, giovane talento spagnolo interpretato da Óscar Casas, che dopo una gara compromessa sul finale perde il posto nella sua squadra. La sua occasione arriva grazie a Eli (Enrique Arce), manager della Aspar Team, che gli propone di gareggiare come gregario per cinque gare e dimostrare il proprio valore. A guidarlo ci sarà Antonio Balerdi (Claudio Santamaria), ex campione e… suo padre. Tra i due il rapporto è teso da anni di incomprensioni, creando un intreccio che mescola sport, tensioni familiari e drammi personali.
Dal punto di vista tecnico, il film mostra i muscoli. Le sequenze in pista sono girate con attenzione quasi documentaristica: curve affrontate a tutta velocità, sorpassi al limite e l’adrenalina palpabile di ogni gara restituiscono efficacemente la tensione del motociclismo professionistico. La collaborazione con circuiti reali come Misano, Jerez e l’Aspar Circuit, unita al supporto della Dorna, conferisce un realismo che poche produzioni europee possono vantare.
Il problema nasce quando il film scende dalla moto. La sceneggiatura fatica a dare spessore ai personaggi al di fuori delle corse. Il rapporto padre-figlio, cuore emotivo della storia, risulta spesso prevedibile e incastonato in dialoghi convenzionali, tra frasi motivazionali e cliché sportivi già visti. La love story tra Edu e la tatuatrice Luna (Ana Mena) segue la stessa sorte: mai completamente convincente, ma comunque supportata dalla naturalezza dell’attrice, particolarmente popolare in Italia per il suo legame con la musica pop.
Sul fronte attoriale spicca Claudio Santamaria, che riesce a dare credibilità e carisma a Balerdi, rendendo sopportabili le debolezze della scrittura. Casas regge bene la parte del protagonista, mentre il resto del cast, compreso Saul Nanni, appare sacrificato, con un doppiaggio italiano che in alcuni casi accentua la distanza emotiva tra interpreti e personaggi.
In definitiva, Idoli – Fino all’ultima corsa è un film diviso tra due anime: da una parte l’adrenalina pura delle corse, resa con grande efficacia visiva; dall’altra un melodramma familiare e romantico che non riesce mai a decollare. Non un capolavoro, ma un prodotto onesto e godibile, destinato soprattutto agli appassionati di motori. Le emozioni più forti restano legate alla velocità delle piste: quando la storia frena, lo spettatore percepisce tutta la mancanza di scrittura incisiva.
Se cercate un film che faccia sentire la vibrazione di un motore e il brivido di un sorpasso all’ultimo secondo, Idoli offre questo senza risparmiarsi. Se invece sperate in un dramma familiare profondo o in dialoghi memorabili, forse il traguardo sarà leggermente fuori portata.
Alessandra Broglia