Al cinema dal 12 marzo con PiperFilm
Ne Il bene comune, Rocco Papaleo torna sul grande schermo con un racconto che sfida i ritmi frenetici del cinema contemporaneo, scegliendo la lentezza, l’osservazione e il rispetto per i dettagli. Qui, il regista e interprete veste i panni di Biagio, un ex ufficiale trasformato in guida turistica nel Parco del Pollino e preparatore atletico per il nipote spaesato. Biagio vive con delicatezza le proprie scelte: un uomo che mette l’ascolto prima di ogni azione e considera il bene comune non come concetto astratto, ma come cura del patrimonio umano e naturale che lo circonda.
Il film prende avvio da un incontro apparentemente semplice: Biagio e Raffaella (Vanessa Scalera), un’attrice che non ha mai trovato la propria strada, accompagnano quattro donne detenute in un percorso verso il Pino Loricato, simbolo di resilienza e identità della Basilicata. Ma il viaggio, più che fisico, diventa un’esperienza interiore: un percorso in cui le parole si fanno lente, i silenzi hanno peso e le storie di ciascuno si intrecciano senza forzature.
Papaleo costruisce la narrazione con un registro teatrale, sospeso tra il reale e l’onirico. I quadretti scenici – dai costumi di Sara Fanelli agli strumenti musicali personalizzati per ogni personaggio – trasformano le sequenze in momenti fiabeschi e poetici. La musica di Michele Braga accompagna e amplifica le emozioni, senza mai diventare protagonista, mentre il film privilegia l’ascolto rispetto al giudizio e la relazione rispetto all’azione isolata.
Il cast è uno dei punti di forza più evidenti. Vanessa Scalera si impone con naturalezza e solarità, mentre Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Livia Ferri e Rosanna Sparapano portano profondità ai loro personaggi, tutti segnati da fragilità, sogni e ferite personali. Andrea Fuorto, nei panni del nipote, regala momenti di leggerezza e ironia, in equilibrio tra comicità e introspezione. La cura nella scelta degli interpreti rende credibili rapporti e dinamiche, lasciando emergere la vita interiore dei personaggi senza didascalismi.
La natura diventa anch’essa protagonista. Il Parco del Pollino non è un semplice scenario, ma uno spazio che misura i passi dei personaggi e li costringe a confrontarsi con i propri limiti e desideri. Il Pino Loricato, al centro del racconto, rappresenta non solo la resilienza della natura, ma anche quella dell’uomo che decide di affrontare la propria storia.
Se il film funziona più nel come che nel cosa, questo non è un difetto, bensì la cifra poetica di Papaleo: il valore risiede nell’attenzione dedicata ai personaggi e nel modo in cui la narrazione lascia spazio al dubbio, al tentennamento e all’imperfezione umana. Pur essendo coerente con il suo cinema precedente, Il bene comune tenta di ampliare la prospettiva, mescolando teatro-canzone, musica, natura e vita quotidiana senza scivolare nella retorica.
Il film non cerca consensi facili né il sorriso immediato. Chiede tempo, disponibilità emotiva e pazienza, e offre in cambio una riflessione sul vivere insieme, sulla capacità di prendersi cura degli altri e sul valore del cammino più che della meta. La sua forza sta nell’assenza di lezioni preconfezionate: Papaleo mostra che il bene comune non si impone, si costruisce, passo dopo passo, ascolto dopo ascolto.
In definitiva, Il bene comune è un cinema gentile, riflessivo e poetico, che privilegia i silenzi e i gesti sottili, capace di emozionare senza bisogno di urlare. Un invito a fermarsi e guardare, a lasciarsi attraversare dalle storie e dalla natura, e a capire che la resilienza si manifesta tanto negli uomini quanto negli alberi secolari che li accompagnano.
Federica Rizzo