Il 13 maggio la Compagnia della Fortezza con un concerto-spettacolo che trasforma il carcere in visione, musica e poesia civile
C’è un luogo in cui il teatro non serve a intrattenere, ma a cambiare lo sguardo sul mondo. Quel luogo è la Fortezza Medicea di Volterra, carcere divenuto negli anni laboratorio umano e artistico grazie al lavoro radicale della Compagnia della Fortezza. E il prossimo 13 maggio 2026, alle 20.30, quell’esperienza attraverserà simbolicamente le mura del penitenziario per approdare al Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza con Il figlio della tempesta, concerto-spettacolo firmato da Armando Punzo e Andrea Salvadori.
Più che uno spettacolo, un attraversamento. Più che una celebrazione, un rito collettivo costruito su trent’anni di parole, suoni, immagini e vite trasformate dal teatro.
Ideato e interpretato da Armando Punzo — regista che ha rivoluzionato il concetto stesso di teatro in carcere — insieme al compositore Andrea Salvadori, Il figlio della tempesta intreccia musica dal vivo, frammenti poetici e materiali visivi provenienti dagli storici lavori della Compagnia della Fortezza. Sul palco prende forma un paesaggio emotivo in continuo movimento, dove la memoria scenica si fonde con la ricerca musicale e con le immagini nate dentro il carcere di Volterra.
La nuova edizione dello spettacolo, arricchita dai materiali degli ultimi lavori creati con i detenuti-attori, restituisce al pubblico un’esperienza immersiva e profondamente contemporanea: non una semplice narrazione sul carcere, ma un viaggio dentro il desiderio umano di trasformazione.
Da oltre tre decenni, la Compagnia della Fortezza rappresenta una delle esperienze teatrali più innovative d’Europa. Nata nel 1988 all’interno della Casa di Reclusione di Volterra, ha riscritto il rapporto tra arte, marginalità e libertà, facendo del teatro uno spazio di resistenza culturale e rinascita personale. In Il figlio della tempesta questa lunga traiettoria riaffiora attraverso una drammaturgia sonora che alterna tensione e silenzio, visioni e memoria, energia rituale e riflessione civile.
L’evento si inserisce nel percorso di Terza Missione della Sapienza dedicato ai temi del carcere, dell’eguaglianza e del contrasto alle discriminazioni, nell’ambito dei progetti Leggere vale la pena e CoDiC3 – Contrasto alle Discriminazioni, Carcere ed Eguaglianza. L’iniziativa è organizzata con la collaborazione delle professoresse Marta Marchetti e Arianna Punzi.
La produzione è firmata Studio Funambulo e Carte Blanche/Compagnia della Fortezza, con il sostegno di Idealcoop Cooperativa Sociale e della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.
In un tempo che alza continuamente muri, Il figlio della tempesta sceglie di aprire passaggi. E ricorda che il teatro, quando è necessario, può ancora diventare uno spazio di libertà reale.
Roberto Puntato