Un adattamento intenso e magistrale, in scena al Teatro Greco di Roma fino al 22 novembre
Il fu Mattia Pascal, nell’adattamento di Marco Tullio Giordana e Geppy Gleijeses, è un perfetto esempio di come il teatro possa dialogare con la modernità senza perdere il rispetto per i grandi classici. L’opera di Pirandello, pubblicata nel 1904, si rivela oggi più attuale che mai: la crisi dell’identità, la ricerca di libertà e il peso dei ruoli sociali vengono resi con una potenza emotiva e visiva straordinaria.
Giordana firma una regia dal respiro cinematografico, dove i confini tra realtà e illusione si dissolvono in un gioco di proiezioni, luci e sovrapposizioni temporali. Le scene di Gianni Carluccio, con i lunghi teli sospesi su fondo nero, diventano veri e propri schermi su cui si intrecciano immagini e video curati da Luca Condorelli. L’effetto è ipnotico: un continuo scorrere di ambienti e suggestioni che amplifica la dimensione onirica e riflessiva del testo. Lo stesso Carluccio, anche autore del disegno luci, costruisce un universo visivo di grande fascino, in cui i chiaroscuri sembrano incarnare la lotta interiore del protagonista.
A tutto questo si aggiunge la colonna sonora di Andrea Rocca, densa e avvolgente, che accompagna i passaggi emotivi con eleganza e misura, mai invadente, ma sempre evocativa. I costumi di Chiara Donato, sobri e raffinati, contribuiscono a definire i personaggi e i loro contrasti interiori.
Il centro pulsante dello spettacolo è senza dubbio Geppy Gleijeses, che offre un’interpretazione magistrale di Mattia Pascal e Adriano Meis. La sua recitazione è un equilibrio perfetto tra ironia e malinconia, leggerezza e profondità filosofica. Gleijeses riesce a far emergere tutte le sfumature di un uomo diviso tra il desiderio di libertà e l’impossibilità di sfuggire al proprio destino. Ogni gesto, ogni pausa, ogni inflessione di voce raccontano il dolore e il disincanto di un personaggio che vive in bilico tra vita e morte, realtà e finzione.
Accanto a lui, Totò Onnis dà vita a un Don Eligio Pellegrinotto di grande spessore: narratore, guida e alter ego di Mattia, con una recitazione sobria ma incisiva, che dona equilibrio e continuità alla narrazione. Antonio Tallura, nei panni di Anselmo Paleari, incanta con il suo tono pacato e il suo sguardo visionario, rendendo perfettamente la figura del sognatore filosofo, immerso nella sua “lanterninosofia”.
Splendida Marilù Prati, impeccabile nel doppio ruolo della Vedova Pescatore e di Silvia Caporale: due interpretazioni opposte ma ugualmente ricche di verità scenica, dalla comicità graffiante alla grazia più misteriosa. Roberta Lucca regala due ritratti intensi e ben differenziati, quello di una Romilda tormentata e quello di una Pepita Pantogada frizzante e leggera. Ciro Capano conferma la sua grande versatilità interpretando con brillante ambiguità sia Batta Malagna che Papiano, mentre Teo Guarini porta in scena un Pomino umano e teneramente impacciato. Giada Lorusso, nel ruolo di Adriana, è un soffio di dolcezza e malinconia, l’illusione di felicità che sfugge di mano al protagonista.
Nel complesso, lo spettacolo è un viaggio filosofico e poetico che riesce a rendere vivo e attuale il pensiero di Pirandello. Giordana e Gleijeses ci conducono con maestria attraverso un labirinto di identità, maschere e riflessi, dove il pubblico si ritrova inevitabilmente a interrogarsi su se stesso.
Applausi convinti e prolungati hanno salutato tutta la compagnia, in un teatro gremito e partecipe. Un adattamento di altissimo livello, intelligente, emozionante, che dimostra come i classici – se trattati con rispetto e coraggio – possano ancora parlarci con voce nuova.
“Il fu Mattia Pascal” sarà in scena al Teatro Greco di Roma fino al 22 novembre. Un appuntamento imperdibile per chi ama il grande teatro e la magia senza tempo di Pirandello.
Roberto Puntato