Dal 26 dicembre all’11 gennaio con la regia di Leo Muscato
La commedia napoletana classica trova nuova vita con “Il medico dei pazzi”, capolavoro di Eduardo Scarpetta, in scena al Teatro Quirino dal 26 dicembre all’11 gennaio. A guidare il cast, un ensemble di talento guidato da Gianfelice Imparato, affiancato da Luigi Bignone, Giuseppe Brunetti, Francesco Maria Cordella, Alessandra D’Ambrosio e molti altri, con le scene di Federica Parolini e la regia di Leo Muscato.
Scritto nel 1908, il testo racconta le disavventure di Don Felice Sciosciammocca, ricco provinciale ingenuo e un po’ sciocco, convinto che il nipote Ciccillo si sia laureato in psichiatria e diriga un prestigioso manicomio. La verità, naturalmente, è ben diversa: Ciccillo, tra divertimenti e gioco d’azzardo, ha speso tutto e per ingannare lo zio trasforma la sua pensione in una finta casa di cura. Da questo equivoco scaturisce un susseguirsi di gag irresistibili, con una galleria di personaggi eccentrici che Don Felice scambia per pazienti.
In questa nuova versione, Muscato sposta la vicenda negli anni Settanta e Ottanta, periodo di grande fermento a Napoli, subito dopo l’entrata in vigore della Legge Basaglia, che abolì i manicomi. Questo aggiornamento permette di giocare con un’estetica esuberante e riconoscibile: basettoni, occhiali enormi, pantaloni a zampa e una colonna sonora senza tempo, ma al tempo stesso offre uno sguardo ironico e profondo sulla follia e sulla percezione della normalità.
Tra i presunti “matti” incontrati da Don Felice spiccano un maggiore borioso, un musicista squattrinato, un attore filodrammatico e una madre in cerca di marito per la figlia timida, in un crescendo di equivoci che mette a dura prova la lucidità dello stesso protagonista. Il gioco tra realtà e illusione culmina in un finale dolceamaro: Don Felice scopre di essere stato abilmente raggirato dal nipote, ma nonostante tutto mantiene il suo spirito generoso, offrendo al pubblico un lieto fine poetico e ironico.
Con la regia di Leo Muscato, “Il medico dei pazzi” unisce comicità, nostalgia e riflessione sociale, celebrando il genio teatrale di Scarpetta e portando la maschera popolare di Sciosciammocca nelle contraddizioni di una Napoli moderna e vivace.
Roberto Puntato