Scritta da Gianni Clementi e diretta da Pierluigi Iorio, tra memoria storica, potere e ossessioni borghesi. Dal 10 al 22 marzo
Dal 10 al 22 marzo il Teatro Quirino ospita Il padrone, testo tra i più intensi di Gianni Clementi, portato in scena da Nancy Brilli con la regia di Pierluigi Iorio. Una commedia nera che intreccia ironia e tensione, ambientata in un’Italia ancora segnata dalle ferite del passato.
La vicenda affonda le radici nel 1938, all’indomani delle leggi razziali, quando molti cittadini ebrei affidarono i propri beni a prestanome fidati per sottrarli alle confische. È così che Marcello e Immacolata Consalvi si ritrovano improvvisamente proprietari di appartamenti e negozi appartenuti al loro datore di lavoro, deportato lontano dall’Italia. Finita la guerra, mentre il Paese si avvia verso il boom economico, i due iniziano ad abituarsi a un benessere inatteso.
Siamo nel 1956: una Roma imbiancata dalla neve fa da sfondo alle inquietudini della coppia. Marcello, ragioniere scrupoloso e timoroso, non ha mai escluso il ritorno del padrone; Immacolata, invece, è convinta della sua morte e difende con determinazione la nuova posizione sociale conquistata. Quando, dopo tredici anni, l’uomo ricompare per reclamare ciò che è suo, l’equilibrio si spezza. Da quel momento la commedia accelera verso sviluppi imprevedibili, tra scelte estreme e colpi di scena.
Clementi costruisce un testo che attraversa registri diversi: si ride per certe situazioni grottesche, ma il sorriso lascia presto spazio a un’amara riflessione su denaro, potere e paura di perdere i privilegi acquisiti. Immacolata – affascinante, ambiziosa, pronta a tutto – diventa il motore oscuro della vicenda, mentre Marcello incarna il conflitto morale di chi si trova sospeso tra riconoscenza e opportunismo.
Lo spettacolo alterna ritmi serrati e momenti di tensione, accompagnando il pubblico in un crescendo emotivo che mescola divertimento, disagio e sorpresa. Il padrone si rivela così una storia ambientata nel passato, ma capace di parlare con lucidità al presente.
Roberto Puntato