Dopo oltre un secolo di tentativi lo Stato acquisisce uno dei più straordinari cicli pittorici dell’antichità. A Villa Giulia un nuovo allestimento immersivo e la mostra “Il ritorno degli eroi” ricompongono, per la prima volta, il mondo perduto della sepoltura di Vulci.
Non è soltanto il recupero di un capolavoro dell’arte etrusca. È il ritorno di una pagina fondamentale della storia italiana che, dopo oltre cento anni di trattative, entra finalmente nel patrimonio pubblico. Dal 1° luglio il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia apre al pubblico la Tomba François, uno dei più importanti monumenti della pittura antica, trasformando un’acquisizione definita “epocale” in un’esperienza museale destinata a cambiare il modo di raccontare la civiltà etrusca.
L’ingresso permanente degli straordinari affreschi nel percorso espositivo del museo è accompagnato dalla mostra “Il ritorno degli eroi”, visitabile fino al 31 dicembre, che ricostruisce idealmente il corredo originario della sepoltura grazie a prestiti eccezionali provenienti da alcuni dei più prestigiosi musei europei. Gioielli e manufatti arrivano dal British Museum e dal Louvre, insieme a reperti concessi dai Musei Reali d’Arte e Storia di Bruxelles, dal Museo cantonale di Losanna, dai Musei Vaticani e dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma, ricomponendo un patrimonio disperso poco dopo la scoperta della tomba nel XIX secolo.
L’esperienza di visita, tuttavia, va ben oltre la semplice esposizione delle pitture. Il percorso inizia con una sala immersiva che, attraverso videomapping e ricostruzioni digitali, restituisce il contesto originario della tomba scoperta nel 1857 dall’archeologo Alessandro François nella necropoli di Ponte Rotto, a Vulci. Solo al termine del racconto si aprono le porte della sala che ospita il ciclo pittorico, ricreando idealmente l’ingresso nell’antico ipogeo.
“Abbiamo voluto restituire un contesto che sembrava impossibile ricomporre”, spiega la direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Luana Toniolo. “Non solo gli affreschi, ma anche il corredo disperso tra le grandi collezioni europee. È un’occasione irripetibile per comprendere la ricchezza culturale della Tomba François e il suo significato storico.”
L’allestimento permanente è stato progettato secondo criteri contemporanei di accessibilità e inclusione, con tavoli tattili, strumenti multimediali e contenuti in Lingua dei Segni Italiana, permettendo a un pubblico sempre più ampio di avvicinarsi a uno dei monumenti più complessi dell’archeologia italiana.
Il racconto degli eroi e delle origini di Roma
Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., la Tomba François rappresenta uno dei vertici assoluti della pittura etrusca. Le sue pareti raccontano un universo in cui storia e mito dialogano continuamente: gli episodi dell’Iliade convivono con le vicende delle aristocrazie di Vulci, offrendo una straordinaria rilettura etrusca della tradizione greca.
Tra le scene più celebri emerge il sacrificio dei prigionieri troiani in onore di Patroclo, ma è soprattutto il pannello dedicato a Macstarna, identificato dalla tradizione con Servio Tullio, il sesto re di Roma, ad aver reso celebre il monumento.
“È l’unica immagine conosciuta di un sovrano della Roma arcaica”, sottolinea Toniolo. “La Tomba François racconta le nostre origini. Qui il mito greco viene reinterpretato dalla cultura etrusca e diventa parte della costruzione dell’identità politica e culturale dell’Italia antica.”
Un valore storico confermato anche dal direttore generale Musei, Massimo Osanna, che ricorda quanto sia stato lungo il percorso che ha portato all’acquisizione.
“Lo Stato cercava di acquistare la Tomba François già dal 1921. È stata un’operazione complessa, resa possibile da un grande lavoro di squadra tra il Ministero della Cultura, il Museo di Villa Giulia e gli eredi delle famiglie proprietarie. Oggi non è solo lo Stato ad acquisire un capolavoro: sono tutti i cittadini italiani.”
Per Osanna, il ciclo pittorico rappresenta molto più di un’opera d’arte.
“È un documento storico straordinario. Gli affreschi raccontano il momento in cui il dialogo tra il mondo etrusco e Roma diventa sempre più intenso. Attraverso Macstarna, ricordato secoli dopo anche dall’imperatore Claudio nella celebre Tavola di Lione, possiamo osservare il passaggio di uomini, idee e potere tra due civiltà destinate a cambiare la storia del Mediterraneo.”
Un’acquisizione attesa da oltre un secolo
L’acquisto del ciclo pittorico, perfezionato dal Ministero della Cultura alla fine di maggio per circa 15 milioni di euro, rappresenta una delle più importanti operazioni di acquisizione patrimoniale degli ultimi anni.
Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il ritorno della Tomba François alla piena fruizione pubblica segna un passaggio storico.
“Celebriamo un momento epocale per la cultura italiana. Restituiamo al pubblico e agli studiosi uno dei monumenti più importanti dell’antichità. È un’opera d’arte, ma anche un’opera di scienza sacra, perché racconta il rapporto profondo tra il mondo etrusco, il mito e la dimensione religiosa.”
Il ministro ha inoltre annunciato l’intenzione del Ministero di entrare nella Fondazione Vulci, rafforzando il legame tra il museo romano e il territorio che ha restituito uno dei suoi tesori più preziosi.
“L’obiettivo resta quello della tutela e della valorizzazione di un patrimonio unico, capace ancora oggi di parlare al presente.”
Un nuovo capitolo per Villa Giulia
L’arrivo della Tomba François apre una fase nuova anche per il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, che consolida il proprio ruolo di punto di riferimento internazionale per lo studio della civiltà etrusca.
Per la capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, Alfonsina Russo, l’operazione rappresenta molto più di un’acquisizione museale.
“È l’inizio di una nuova storia. Villa Giulia è sempre stato il museo dei territori etruschi e oggi questo percorso conduce idealmente fino a Vulci, creando un collegamento concreto tra il luogo della scoperta e il museo che ne custodisce la memoria.”
Il nuovo allestimento, realizzato anche grazie al sostegno della Fondazione Bvlgari, coniuga ricerca scientifica, tecnologie immersive e valorizzazione del patrimonio, trasformando la visita in un viaggio dentro uno dei racconti più affascinanti dell’Italia preromana.
Dopo quasi centosettant’anni dalla sua scoperta e oltre un secolo di attese, la Tomba François non rappresenta più soltanto uno dei massimi capolavori dell’arte etrusca. Torna a essere ciò che era in origine: un luogo capace di raccontare uomini, miti, potere e memoria, restituendo al pubblico una delle testimonianze più straordinarie delle radici culturali del Mediterraneo antico.
Alberto Leali