In scena il 12 febbraio per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana
Giovedì 12 febbraio il palcoscenico del Teatro Argentina accoglie uno degli ensemble più autorevoli della musica da camera italiana: il Trio di Parma, protagonista di un nuovo appuntamento della stagione concertistica dell’Accademia Filarmonica Romana. L’evento, con inizio alle ore 21, rientra nella rassegna La musica da camera dal barocco al contemporaneo, realizzata con il sostegno della Regione Lazio attraverso il Fondo Unico 2026 per lo Spettacolo dal Vivo.
Attivo da oltre trent’anni sulla scena internazionale, il Trio di Parma rappresenta una vera eccellenza del panorama musicale europeo. Nato nel 1990 all’interno del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, sotto la guida di Pierpaolo Maurizzi, l’ensemble riunisce Alberto Miodini al pianoforte, Ivan Rabaglia al violino ed Enrico Bronzi al violoncello. Da allora il trio ha costruito una carriera costellata di successi, affermandosi nei più importanti concorsi internazionali — da Melbourne a Monaco di Baviera — e conquistando nel 1994 il prestigioso Premio Abbiati. Nel corso degli anni, i tre musicisti sono stati ospiti delle principali istituzioni concertistiche e hanno collaborato con solisti di fama mondiale.
A rendere ancora più preziose le loro esecuzioni contribuiscono anche gli strumenti storici utilizzati: Rabaglia suona un violino “Santo Serafino” realizzato a Venezia nel 1740, mentre Bronzi si affida a uno strumento attribuito a Vincenzo Panormo, costruito a Londra nel 1775.
Brahms e Schumann: il programma
Dopo l’ottima accoglienza ricevuta nelle precedenti stagioni dalla Filarmonica Romana, il Trio di Parma propone un programma interamente dedicato a due pilastri del romanticismo tedesco, Robert Schumann e Johannes Brahms. Al centro della serata, il Trio n. 3 in do minore op. 101 di Brahms, ultima opera del compositore per questa formazione. Scritto nell’estate del 1886 durante un soggiorno sul lago di Thun, il lavoro rappresenta uno dei vertici della sua maturità artistica: una pagina intensa, energica e profondamente lirica, che conquistò immediatamente pubblico e critica.
A fare da cornice al capolavoro brahmsiano, due composizioni di Schumann. I Fantasiestücke op. 88, concepiti nel 1842 e pubblicati solo alcuni anni dopo, segnano il suo esordio nel genere del trio con pianoforte: quattro brani dal forte respiro poetico, in cui il compositore esplora nuove soluzioni espressive pur rimanendo legato alla tradizione formale. Il programma si conclude con il Trio n. 2 in fa maggiore op. 80, scritto nel 1847, una delle pagine più significative della musica cameristica ottocentesca. Qui i tre strumenti dialogano su un piano di assoluta parità, sostenuti da una scrittura contrappuntistica che Schumann stesso descrive come animata da un carattere “gioioso e vivace”.
Un concerto che promette un’immersione intensa e raffinata nel cuore del romanticismo, affidata all’esperienza e alla sensibilità interpretativa di uno dei trii più amati dal pubblico italiano e internazionale.
Roberto Puntato