Al cinema dal 5 marzo distribuito da Walt Disney
Nel 2026, mentre festeggia quarant’anni di attività, Pixar Animation Studios sceglie di non adagiarsi sulla nostalgia e presenta il suo trentesimo lungometraggio: Jumpers – Un salto tra gli animali, prodotto in collaborazione con Walt Disney Pictures. Un film che non si limita a intrattenere, ma tenta di ridefinire ancora una volta i confini dell’animazione mainstream.
Dopo aver segnato l’immaginario collettivo con titoli come Toy Story, Ratatouille e Inside Out, lo studio di Emeryville torna a rischiare sul piano concettuale con un’opera che mescola ecologia, fantascienza e satira politica in un equilibrio tutt’altro che scontato.
Al centro della storia c’è Mabel, diciannovenne determinata e idealista cresciuta a Beaverton, con una passione viscerale per gli animali e una memoria affettiva legata a una radura boschiva che rischia di scomparire. Quando il sindaco Jerry Generazzo avvia un progetto di tangenziale destinato a cancellare quello spazio naturale, la ragazza decide di opporsi.
Fin qui, sembrerebbe la classica contrapposizione tra progresso e ambiente. Ma il racconto cambia pelle quando entra in gioco una tecnologia sperimentale capace di trasferire la coscienza umana in un androide animale. Mabel sceglie di “saltare” in un castoro robotico, accedendo così a un mondo che agli occhi degli esseri umani rimane invisibile e incomprensibile.
Questa trasformazione tripla – umano, animale, macchina – diventa il vero motore del film. Non si tratta di semplice antropomorfismo: l’animale parlante non è più un espediente fiabesco, bensì un’interfaccia tecnologica che problematizza identità e percezione. All’esterno, Mabel è solo un castoro che emette versi; per lo spettatore, è una coscienza sospesa tra specie e materia.
La regia di Daniel Chong imprime al film un tono personale, a tratti spiazzante. La difesa della diga dei castori – cuore simbolico dell’ecosistema minacciato – si trasforma progressivamente in un viaggio sempre più surreale: consigli animali dominati da personalità egocentriche, architetture naturali contaminate dalla tecnologia, inseguimenti che sfiorano la parodia action.
Tra le figure più riuscite spicca Re Giorgio, castoro idealista convinto che anche l’avversario politico possa cambiare. Attorno a lui si muove un vero e proprio “teatro del potere” animale che amplifica, in chiave ironica, dinamiche molto umane. La componente satirica è evidente ma mai gratuita: la caricatura lascia spazio a sfumature inattese, soprattutto nel modo in cui viene tratteggiato il sindaco, meno monolitico di quanto appaia inizialmente.
Sotto la superficie brillante e spesso comica, Jumpers affronta questioni complesse. L’idea di innestare una mente umana in un corpo meccanico introduce una tensione quasi inquietante, che attraversa alcune sequenze con un’energia insolita per un family movie. L’animazione, in questi momenti, abbandona la leggerezza per esplorare una dimensione più ambigua e perturbante.
Il discorso ecologista evita la trappola del moralismo. Non esiste una natura idealizzata e pura contrapposta a un’umanità irrimediabilmente corrotta: il film insiste piuttosto sulla necessità di mediazione. Per comprendere davvero l’altro, sembra suggerire, occorre trasformarsi, ibridarsi, rinunciare alla centralità assoluta del proprio punto di vista.
La crescita di Mabel segue questa traiettoria. Impulsiva e combattiva, la protagonista impara che l’azione collettiva richiede ascolto e compromesso, non solo slanci individuali.
Sul piano visivo, il film alterna momenti di straordinaria inventiva a soluzioni più tradizionali. Non raggiunge forse la compattezza strutturale dei capolavori storici dello studio, ma possiede un’energia vitale che lo rende uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni Pixar.
Jumpers – Un salto tra gli animali è un’opera ibrida, che intreccia slapstick, introspezione e allegoria politica senza perdere del tutto il controllo. Non tutto è perfettamente calibrato, ma la volontà di sperimentare è evidente e contagiosa.
Nel suo quarantesimo anno, Pixar dimostra di non voler vivere soltanto di rendita. E se questo film non rappresenta il vertice assoluto della sua produzione, è comunque la prova che lo studio è ancora capace di sorprendere, mettendo in discussione le regole del gioco proprio quando sembravano ormai consolidate.
Alessandra Broglia