Un dialogo teatrale tra passato e presente sulle ferite della Storia. dal 28 gennaio al 1º febbraio
Dal 28 gennaio al 1° febbraio 2026 il Teatro India accoglie in prima nazionale KR70M16 – Naufrago senza nome, nuovo progetto firmato da Saverio La Ruina, che ne cura testo, regia e interpretazione. Un ritorno atteso per l’artista calabrese, da sempre capace di intrecciare impegno civile e poesia scenica, dando forma teatrale alle contraddizioni del nostro tempo con uno stile essenziale e profondamente emotivo.
In scena accanto a lui, Dario De Luca e Cecilia Foti partecipano a una costruzione drammaturgica intensa e corale, che scava nelle ferite ancora aperte della contemporaneità. Lo spettacolo si muove lungo il confine sottile tra passato e presente, interrogando la memoria collettiva e dando voce a chi è stato cancellato dalla Storia: i naufraghi senza nome, le esistenze spezzate che il Mediterraneo continua a restituire come numeri, mai come persone.
Il titolo racchiude l’elemento più crudele del racconto: una sigla fredda, apparentemente neutra, che sostituisce un’identità. “KR” indica una provincia, “70” il numero progressivo del ritrovamento, “M” il genere, “16” l’età. Un codice amministrativo che diventa simbolo di una vita interrotta, privata persino del diritto al nome. La Ruina parte proprio da questa spersonalizzazione per ribaltarla, trasformando quel codice in un grido di esistenza.
La narrazione si sviluppa in una dimensione sospesa, a tratti visionaria, dove il dolore si intreccia a lampi di ironia amara. In un cimitero, luogo di silenzi e memorie, si incontrano due vittime di epoche diverse: un giovane migrante e una vittima della Shoah. Il dialogo impossibile che ne nasce diventa un ponte tra tragedie storiche, mostrando come la rimozione dell’identità sia una violenza che attraversa i secoli.
Al centro del lavoro c’è il tema del lutto negato. Senza un corpo, senza una tomba, non può esistere elaborazione del dolore. Un concetto che La Ruina richiama anche attraverso il mito classico, evocando la supplica di Priamo ad Achille per riavere il corpo del figlio Ettore: un gesto antico che parla ancora al presente. La cancellazione dell’identità, suggerisce lo spettacolo, è l’ultimo e più feroce insulto inflitto alle vittime.
KR70M16 – Naufrago senza nome si configura così come un necessario atto di memoria. Il teatro diventa rito, spazio di restituzione e ascolto, capace di opporsi a una Storia che troppo spesso celebra i vincitori e dimentica gli sconfitti. In scena, quelle vite ridotte al silenzio ritrovano finalmente una voce, un volto, una collocazione umana. E il pubblico è chiamato non solo a guardare, ma a ricordare.
Alberto Leali