Un allestimento immersivo tra tecnologia, poesia pucciniana e un cast di alto livello. In scena dal 14 al 25 gennaio
La Bohème torna all’Opera di Roma con un allestimento che fa dell’immersione visiva e emotiva il suo tratto distintivo, ma anche con una protagonista capace di catalizzare l’attenzione: Carolina López Moreno, oggi tra le interpreti pucciniane più richieste, firma una Mimì destinata a segnare questa ripresa romana. Attorno alla sua presenza scenica e vocale si sviluppa la lettura di Davide Livermore, che unisce regia, scene, costumi e luci in un progetto unitario, dove la tecnologia diventa strumento narrativo e non semplice ornamento.
Il dialogo tra musica e immagini è affidato ancora una volta al videomapping di D-Wok, cifra stilistica del lavoro di Livermore da oltre dieci anni. Le superfici sceniche si trasformano in materia sensibile, capaci di reagire alle emozioni dei personaggi e di amplificare la dimensione interiore del dramma. Dopo le imponenti rappresentazioni all’aperto alle Terme di Caracalla e al Circo Massimo, l’allestimento approda ora nel Teatro Costanzi, ripensato per uno spazio più raccolto, dove lo sguardo del pubblico può soffermarsi sui dettagli e sulla fragilità dei volti, a partire proprio da quello di Mimì.
In questa cornice più intima, la figura di Carolina López Moreno emerge con forza. Il suo percorso recente — dai successi internazionali come Mimì e Suor Angelica fino alle grandi eroine pucciniane affrontate negli ultimi anni — trova a Roma un ulteriore punto di maturità. La sua interpretazione restituisce una Mimì lontana da ogni stereotipo: fragile ma mai passiva, luminosa anche nel dolore, capace di una tenerezza che nasce da una profonda consapevolezza musicale e teatrale. È una presenza che dialoga naturalmente con la visione di Livermore, incarnando quell’idea di verità emotiva che il regista individua nel cuore della partitura di Puccini.
Sul podio dell’Orchestra dell’Opera di Roma torna Jader Bignamini, che affronta Bohème come un racconto di vita, più che come un esercizio di memoria. La sua direzione accompagna e sostiene le voci, lasciando spazio al respiro melodico e a quella semplicità solo apparente che rende universali i sentimenti dei protagonisti. La replica del 21 gennaio è affidata alla bacchetta di Alessandro Palumbo.
Accanto a López Moreno, chiamata a vestire i panni di Mimì in diverse recite, si alternano Maria Agresta e Roberta Mantegna, offrendo al pubblico tre letture vocali differenti del personaggio.
Rodolfo è affidato a Saimir Pirgu, che torna all’Opera di Roma dopo avervi già interpretato Pinkerton e Cavaradossi, affrontando per la prima volta sul palcoscenico capitolino il ruolo del poeta: un debutto atteso, che segna una nuova tappa nel suo percorso pucciniano. A completare il terzetto dei Rodolfo si alternano Francesco Demuro e René Barbera, entrambi capaci di restituire con sensibilità lirica e slancio giovanile il tormento amoroso del personaggio.
Il pittore Marcello vede impegnati Nicola Alaimo, Vittorio Prato e Biagio Pizzuti, interpreti di forte presenza scenica e solida autorevolezza vocale; Pizzuti assume anche il ruolo di Schaunard, in alternanza con Alessio Arduini, dando vita a una galleria di ritratti vivaci e ben caratterizzati della comunità bohémien. Musetta, figura centrale nell’equilibrio drammatico dell’opera, è affidata alla brillante Desirée Rancatore e a Elisa Balbo, che ne esaltano rispettivamente l’ironia scintillante e la sensualità più malinconica. Il filosofo Colline trova interpreti in William Thomas e Manuel Fuentes, mentre Matteo Peirone dà corpo ai ruoli di Benoît e Alcindoro, completando un cast numeroso e ben calibrato, capace di garantire continuità e qualità lungo l’intero arco delle recite.
Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Ciro Visco, insieme alla Scuola di Canto Corale, contribuisce a dare corpo alle scene collettive, mentre la diretta su Radio3 Rai della “prima” del 14 gennaio amplia ulteriormente la risonanza di questo ritorno. Dal 14 al 25 gennaio, La Bohème si presenta così come un incontro riuscito tra visione registica, innovazione tecnologica e, soprattutto, una protagonista che dà volto e voce a una Mimì intensamente contemporanea, capace di parlare al pubblico di oggi senza tradire l’anima di Puccini.
Roberto Puntato