Liberamente tratto dal libro di Nicola Lagioia, arriva al cinema dal 1º ottobre con Eagle Pictures
Liberamente tratto dal libro di Nicola Lagioia, La città dei vivi, diretto da Edoardo Gabbriellini e presentato alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, racconta la vicenda dell’omicidio di Luca Varani, ucciso a Roma nel marzo 2016.
Luca ha ventitré anni e vive a Roma con la famiglia che lo ha adottato quando era ancora bambino. È un ragazzo alla ricerca della propria identità e del proprio futuro, diviso tra la periferia romana, gli amici, il rapporto con i genitori e l’amore per la fidanzata. La sua è un’esistenza ancora in costruzione, fatta di desideri, fragilità e contraddizioni. Poi arriva l’incontro che cambierà tutto. Una notte, una circostanza apparentemente casuale porta Luca nell’appartamento dove verrà sottoposto a una violenza estrema e ucciso.
A differenza del libro che affrontava il caso di cronaca nera attraverso documenti, testimonianze e una lunga indagine sulle persone e sul contesto che circondano quella tragedia, il film cambia il punto di osservazione e sceglie di raccontare Luca, la sua famiglia, la sua fidanzata e la sua quotidianità. Gabbriellini rinuncia alla rappresentazione esplicita della violenza e sottrae spazio alla curiosità morbosa che spesso accompagna le storie di cronaca nera. Il delitto rimane il punto di arrivo della storia, ma non ne diventa il centro visivo.
La macchina da presa rimane invece vicina a Luca. Emanuele Maria Di Stefano costruisce un personaggio giovane, irrequieto e imperfetto, lontano dall’immagine idealizzata della vittima innocente. Il ragazzo viene raccontato attraverso i rapporti familiari, l’amore, le amicizie e le sue inquietudini. In questo modo la vittima torna a essere una persona, non soltanto il protagonista di un caso giudiziario.
Il film compie però anche una scelta: rinuncia in larga parte alla domanda sul perché del delitto. Nel libro di Lagioia quella domanda occupava uno spazio fondamentale; Gabbriellini preferisce invece chiedersi chi fosse Luca prima di diventare una vittima. Il risultato è un’opera che procede per sottrazione, evitando spiegazioni semplici davanti a un evento che, nella sua brutalità, continua a non offrire risposte definitive.
Un dramma sobrio e doloroso, che sceglie di non offrire facili spiegazioni e di non spettacolarizzare l’orrore. Più che raccontare un omicidio, La città dei vivi racconta ciò che quell’omicidio interrompe: la vita di un ragazzo e il futuro che ancora non aveva avuto il tempo di costruire.
Federica Rizzo