Al Teatro India debutta uno spettacolo immersivo che unisce rito, politica e memoria collettiva
Dal 6 al 17 maggio, il palcoscenico del Teatro India si accende con La Festa, il nuovo e ambizioso progetto di Leonardo Manzan. Non un semplice spettacolo, ma un’esperienza che travalica i confini della scena per diventare rito condiviso, incontro tra culture e riflessione sul presente.
Manzan, tra le voci più radicali e riconoscibili del teatro contemporaneo, firma la regia e co-scrive il testo insieme a Rocco Placidi, dando vita a una coproduzione internazionale che coinvolge il Teatro di Roma, Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro Piemonte Europa, in dialogo con il Georgian New Theater. Un intreccio produttivo che riflette perfettamente l’anima dello spettacolo: corale, transnazionale, profondamente umano.
Al centro della scena c’è la supra, l’antico banchetto georgiano che diventa qui dispositivo teatrale e simbolico. Non solo una tavola imbandita, ma un rito collettivo fatto di brindisi, discorsi e memoria, guidato dalla figura del tamada, maestro di cerimonia che detta i tempi e i temi del racconto. Il pubblico non resta a guardare: viene coinvolto in una vera e propria maratona emotiva, dove ogni brindisi diventa un atto di partecipazione.
Su una linea di confine immaginaria – ma resa tangibile da frammenti di vetro – si incontrano una turista europea e tre attori georgiani. Attraverso i loro racconti, prende forma la storia recente di Georgia, tra tensioni politiche, aspirazioni europee e ferite ancora aperte. Il passato e il presente si intrecciano in un flusso continuo, dove la festa diventa tanto celebrazione quanto resistenza.
Questo lavoro segna un ulteriore capitolo nel legame artistico tra Manzan e Tbilisi, già consolidato dopo esperienze come il Georgian International Festival of Arts e progetti teatrali condivisi. In scena, un cast internazionale – Giorgi Baratashvili, Paola Giannini, Zurab Papuashvili e Anna Tsereteli – dà corpo a un dialogo che è prima di tutto umano, oltre che artistico.
Ma La Festa è anche una riflessione più ampia sul significato dei confini. Non solo quelli geografici, ma quelli invisibili che separano realtà e rappresentazione, appartenenza e distanza. Manzan costruisce uno spazio teatrale in cui queste linee si fanno mobili, ambigue, a volte dolorosamente concrete.
Il racconto si nutre anche dell’esperienza diretta del regista in Georgia, attraversata negli ultimi anni da forti cambiamenti politici e sociali. Tra manifestazioni, speranze europee e una scena teatrale colpita dalla censura, emerge un quadro complesso in cui la festa diventa un gesto quasi necessario: brindare, anche quando tutto sembra crollare, come atto di resistenza.
E così, tra calici che si alzano e parole che pesano, La Festa si trasforma in qualcosa di più di uno spettacolo. È un invito a riconoscersi nell’altro, a interrogarsi sul proprio posto nel mondo e a scoprire che, forse, ciò che unisce è sempre più forte di ciò che divide.
Alberto Leali