Dal 17 marzo 2026 il museo rilancia la ricerca sulla propria collezione con due progetti tra Rinascimento e Barocco
Dal 17 marzo 2026 la Galleria Borghese inaugura una nuova stagione di mostre dossier, iniziative espositive mirate che approfondiscono singoli nuclei della collezione permanente. Si tratta di progetti di ricerca pensati per indagare momenti chiave della storia del museo e per ricostruire, attraverso studi e confronti, l’aspetto originario della raccolta borghesiana.
Le prime due esposizioni – Ritorno alla Galleria Borghese. Giovan Francesco Penni e la bottega di Raffaello e Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese – riportano l’attenzione su due capitoli centrali della vicenda collezionistica della famiglia Borghese, tra nuove attribuzioni, recuperi e riletture critiche.
Il ritorno di un’opera legata alla bottega di Raffaello
La mostra dedicata a Giovan Francesco Penni celebra il ritorno nella collezione di una tavola seicentesca a lungo dispersa: l’Allegoria della Buona Speranza, acquistata all’asta nel maggio 2025. L’opera, attribuita al collaboratore più vicino di Raffaello Sanzio, figurava già negli inventari borghesiani del Seicento, dove era indicata come lavoro del maestro urbinate.
Il dipinto è ora esposto nella sala dedicata alla pittura rinascimentale accanto ai capolavori raffaelleschi, ricreando un legame storico interrotto da oltre due secoli. L’occasione consente inoltre di ricomporre temporaneamente il dittico originario con la tavola della Carità, oggi conservata in una collezione privata. Le due opere furono separate alla fine del Settecento, durante le vendite che dispersero numerosi pezzi della collezione sotto la pressione delle vicende napoleoniche.
L’esposizione offre anche un approfondimento sulla figura di Penni, artista fondamentale per la diffusione del linguaggio di Raffaello nella Roma del primo Cinquecento. A rafforzare il confronto stilistico è presente l’Adorazione del Bambino con San Giuseppe e San Giovannino, proveniente dall’Abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, una delle rare opere unanimemente attribuite al pittore.
Il dialogo tra queste opere e i dipinti già presenti nella sala restituisce così il clima creativo della bottega raffaellesca, mettendo in luce le dinamiche collaborative e la continuità stilistica che caratterizzavano il lavoro degli allievi del maestro.
Marcello Provenzale e la rinascita del mosaico barocco
La seconda mostra è dedicata a Marcello Provenzale, figura centrale nella rinascita dell’arte musiva nella Roma del primo Seicento. Realizzata in collaborazione con la Pinacoteca Civica “Il Guercino”, l’esposizione celebra i 450 anni dalla nascita dell’artista e ricostruisce il ruolo che ebbe nella trasformazione del mosaico in un linguaggio moderno durante il pontificato di Papa Paolo V.
Nato a Cento nel 1576, Provenzale si formò inizialmente come pittore prima di specializzarsi a Roma nell’arte del mosaico. Fin dai primi anni del Seicento lavorò nei cantieri della Basilica di San Pietro, partecipando alle decorazioni della Cappella Clementina e della cupola. Qui sviluppò una tecnica capace di tradurre in tessere vitree le qualità cromatiche e luministiche della pittura.
Il suo talento gli valse importanti commissioni papali, tra cui lo stemma Borghese nella navata della basilica e il restauro della celebre Navicella, il mosaico medievale progettato da Giotto. Nel 1616 Paolo V riconobbe ufficialmente la sua innovazione tecnica, definita come “un nuovo modo di far mosaico”, più raffinato rispetto alla tradizione.
Tra le innovazioni più significative introdotte da Provenzale vi fu l’uso del cosiddetto mosaico filato, una tecnica che permetteva di ottenere gradazioni cromatiche e mezze tinte molto delicate. Grazie a questo procedimento nacquero opere di straordinaria finezza, tra cui Madonna col Bambino (1600), Orfeo (1618) e il Ritratto di Paolo V (1621), oggi conservati proprio alla Galleria Borghese.
In questi lavori il mosaico diventa non solo un esercizio tecnico, ma anche un mezzo di celebrazione dinastica: la materia vitrea, resistente al tempo, trasforma il ritratto in un monumento portatile dedicato alla memoria del pontefice e della famiglia Borghese.
Dopo la morte dell’artista, avvenuta nel 1639 nel Palazzo Borghese a Campo Marzio, la sua eredità fu raccolta da Giovan Battista Calandra, che proseguì il percorso verso la piena maturità del mosaico barocco.
Con queste due mostre dossier la Galleria Borghese rilancia dunque il proprio ruolo di centro di ricerca sulla storia del collezionismo e sulla produzione artistica romana, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere sia il mondo della bottega di Raffaello sia la sorprendente modernità del mosaico seicentesco.
Roberto Puntato