Dal 6 al 10 maggio il Cinema Barberini si trasforma in un laboratorio vivo di cinema contemporaneo, tra anteprime, memoria e nuove voci globali
Roma si prepara a cambiare prospettiva. Non solo spettatrice, ma crocevia di sguardi, linguaggi e identità in movimento. Con la 19ª edizione de La Nueva Ola – Festival del cinema spagnolo e latinoamericano, la capitale accoglie un cinema che non si limita a raccontare il mondo, ma lo interroga, lo attraversa e lo mette in discussione.
Cuore pulsante della manifestazione, per il quarto anno consecutivo, sarà il Cinema Barberini: uno spazio che per cinque giorni smette di essere semplice sala e diventa terreno d’incontro tra autori, pubblico e immaginari. Qui il cinema iberoamericano si presenta nella sua forma più vitale, tra opere prime, ritorni attesi e storie che sfidano confini geografici e culturali.
Il Festival si muove lungo direttrici ormai riconoscibili ma sempre in evoluzione. Le sezioni competitive – dedicate al nuovo cinema spagnolo e latinoamericano – offrono una panoramica delle opere più significative ancora inedite in Italia, mentre Perlas raccoglie i titoli che hanno segnato la stagione internazionale. Clásicos riporta in sala capolavori del passato, e Cortos dimostra quanto il formato breve possa essere potente, urgente e sorprendente.
Ma ciò che rende davvero La Nueva Ola un appuntamento unico è la sua capacità di intercettare il presente. I film in programma affrontano temi che attraversano le società contemporanee: identità fluide, memoria storica, relazioni familiari, desiderio di appartenenza, tensioni linguistiche e ambientali. Non c’è un’unica narrazione, ma una costellazione di punti di vista che riflettono un mondo in trasformazione.
Ad aprire il Festival è “Sorda – Il silenzio degli altri” di Eva Libertad, un esordio che ha già lasciato il segno nei principali festival europei. Il film ribalta lo sguardo sulla maternità, raccontandola dal punto di vista di una donna non udente immersa in un universo di suoni che non le appartiene. È un’apertura simbolica: un invito a guardare – e ascoltare – il mondo da prospettive nuove.
Il concorso spagnolo mette in scena storie intime e universali: dal ritorno forzato alle proprie radici di “Maspalomas”, alla nostalgia familiare de “La Casa”, fino alla rabbia trasformata in linguaggio artistico di “La furia”. In “Muy lejos”, invece, il viaggio diventa interiore, un atto di rottura che ridefinisce identità e appartenenza.
Sul fronte latinoamericano, il Festival amplia ulteriormente lo sguardo: “Las corrientes” racconta il vuoto dietro il successo, “Cuerpo celeste” intreccia crescita personale e memoria politica, mentre “La hija cóndor” affonda nelle tradizioni ancestrali per interrogare il futuro. “La reserva” porta in primo piano il conflitto ambientale, e “Runa simi” trasforma la lingua in atto di resistenza culturale.
Non mancano gli eventi speciali, come la chiusura affidata a “Flores para Antonio”, un viaggio intimo nella memoria familiare e artistica, o l’incontro con Julio Medem, che celebra il 25° anniversario di “Lucía y el sexo”, riportando al centro il dialogo tra cinema e territorio.
Il passato dialoga con il presente anche nella sezione Clásicos, che recupera opere capaci di risuonare ancora oggi, mentre Cortos accende i riflettori su nuove forme di narrazione, come quelle dell’artista peruviana Rocío Quillahuaman, capace di trasformare ansie contemporanee in racconti visivi ironici e taglienti.
La Nueva Ola non si esaurisce a Roma. La sua anima itinerante la porterà in diverse città italiane nei mesi successivi, costruendo una rete culturale diffusa che amplia il dialogo oltre i confini della capitale.
Più che un festival, è un dispositivo culturale: un ponte tra continenti, generazioni e sensibilità. In un tempo in cui il rischio è quello di chiudersi, La Nueva Ola sceglie di aprire. E lo fa attraverso il cinema, il linguaggio più universale che abbiamo per raccontare – e forse capire – chi siamo.
Giancarlo Giove