Ispirata alla storia vera di Eugenia Carfora, dal 12 gennaio su Rai 1 in quattro prime serate
Può davvero la scuola cambiare il destino di una persona? È attorno a questa domanda che prende forma La Preside, la nuova fiction in quattro serate in onda dal 12 gennaio in prima serata su Rai 1. Diretta da Luca Miniero e interpretata da Luisa Ranieri, la serie racconta una storia necessaria, profondamente legata all’attualità del Paese e ai suoi nodi irrisolti.
Al centro del racconto c’è una donna che sceglie di restare, di esporsi e di lottare. La Preside è liberamente ispirata alla vicenda reale di Eugenia Carfora, dirigente scolastica di Caivano che ha fatto della lotta all’abbandono scolastico e del riscatto educativo la missione della sua vita. La scuola, nella serie, non è solo un luogo di istruzione ma un presidio di legalità, un argine concreto contro la marginalità e la rassegnazione.
Per Luisa Ranieri questo progetto arriva “nel momento giusto”. L’attrice napoletana racconta che tutto nasce nel 2019, dopo aver visto insieme a Luca Zingaretti il documentario Come figli miei di Riccardo Iannacone. «In quel film ho incontrato per la prima volta Eugenia Carfora e la sua storia mi ha colpito profondamente. Con Luca ci siamo detti subito che quella era una storia da raccontare», spiega. «Incontrare Eugenia mi ha dato forza e luce per raccontare qualcosa di molto bello nel buio di una periferia».
Non è stato semplice convincere la vera preside ad accettare una fiction sulla sua vita. «È stata lunga – ammette Ranieri – all’inizio non capiva il senso dell’operazione. Poi ci siamo trovate d’accordo su un punto fondamentale: portare al grande pubblico un esempio positivo, dimostrare che il singolo, facendo semplicemente il proprio dovere, può fare la differenza».
La serie evita consapevolmente ogni tono didascalico. «Non c’è la pretesa di insegnare o di cambiare il mondo», sottolinea l’attrice. «Ma se anche solo qualcuno, guardandola, decidesse di tornare a scuola o dicesse “io non vado al tappeto, perché la rassegnazione non è una parola che fa parte del mio vocabolario”, allora vuol dire che abbiamo vinto».
Accanto a Ranieri, un cast giovane e compatto dà voce agli studenti, veri protagonisti della storia. «Abbiamo un gruppo di ragazzi pazzesco», racconta l’attrice. «È stato bellissimo mettermi in sintonia con loro: insieme abbiamo costruito una verità». Un lavoro corale che restituisce l’umanità complessa dei territori raccontati.
Il legame con Napoli attraversa tutta la serie. Ranieri lo definisce “viscerale”: «Napoli è una città molto mischiata. È la nostra Rio de Janeiro, trovi aristocratici e ragazzi di strada, tanti strati sociali che convivono e si intrecciano. Questa mescolanza crea un’energia incredibile». Un’esperienza che l’attrice riconosce come parte della propria formazione: «È una Napoli che conosco, che ho vissuto a scuola. Non divisa in classi sociali, ed è proprio questo il suo grande arricchimento».
A sottolineare il valore del progetto è anche Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, che parla apertamente dell’urgenza del tema. La Preside, spiega, non addolcisce né semplifica il problema dell’abbandono scolastico in Campania. La serie sceglie la strada della verità, mostrando una realtà dura ma attraversata dalla possibilità concreta di cambiamento. Al centro, una donna che non accetta lo status quo e che, con rigore e determinazione, prova a scardinarlo.
Il progetto nasce anche dall’intuizione di Luca Zingaretti, che dopo aver visto il documentario su Carfora ha cercato di contattarla. «Il primo approccio non è stato semplicissimo», racconta con ironia, «tanto che a un certo punto ho deciso di andare direttamente a Caivano». A convincerlo definitivamente sono stati tre elementi: «una figura femminile fuori dal comune, le storie potentissime dei ragazzi e un territorio spesso raccontato solo come degradato, mentre è abitato da una maggioranza silenziosa di persone perbene».
Presente alla conferenza stampa, Eugenia Carfora ha riconosciuto nella serie il riflesso del suo percorso umano e professionale. «Anni di lavoro totale», li definisce, «spesso a costo di sacrifici personali e familiari». Nelle realtà difficili, spiega, il rigore è indispensabile, così come la capacità di non cedere mai alla rassegnazione. Il suo motto resta invariato: “Tutti a scuola”.
Carfora ha ricordato anche la nascita di iniziative come il laboratorio musicale, pensate per offrire ai ragazzi uno spazio di espressione e crescita. «La periferia non è un confine», sottolinea, «può diventare un centro se restituiamo ai giovani il tempo e la possibilità di scegliere. Accelerare i percorsi, spingerli subito al lavoro, significa togliere loro il diritto di pensare».
Secondo la sceneggiatrice Cristiana Farina, La Preside arriva in un momento delicato: «I ragazzi oggi sono spesso anestetizzati da schermi e social. La scuola resta uno degli ultimi luoghi capaci di costruire pensiero critico e identità». La serie prova a raccontarlo senza retorica, affidandosi alla forza delle storie e alla verità dei personaggi.
Quattro serate, a partire dal 12 gennaio, che trasformano la scuola in racconto civile e ricordano che educare non è solo insegnare, ma resistere, scegliere e continuare a credere nel futuro.
Federica Rizzo