In scena dal 10 al 15 febbraio
Dal 10 al 15 febbraio il Teatro India accoglie La principessa di Lampedusa, un viaggio teatrale di rara intensità che prende forma dalla scrittura ardente di Ruggero Cappuccio e trova corpo e respiro nell’interpretazione di Sonia Bergamasco. Non un semplice racconto biografico, ma un attraversamento sensoriale e spirituale che interroga il confine ultimo dell’esistenza.
La scena si apre su una rivelazione: dopo la morte, quando ogni facoltà sembra svanire, resta una possibilità ostinata e luminosa — il sogno. È Beatrice di Lampedusa a scoprirlo. Principessa colta e cosmopolita, musicista di straordinaria finezza, donna capace di muoversi con naturalezza tra lingue, arti e mondi, Beatrice comprende che il suo corpo è scomparso, ma la coscienza è ancora vigile. Da quel varco, la vita vissuta irrompe come un torrente onirico.
Odori e consistenze tornano con forza primigenia: il rosmarino e le rose, la seta e l’acqua, i cavalli e i dolci; e poi musiche che sembrano provenire da ogni luogo e da nessun luogo, paesaggi assolati che si accendono nella memoria. Lo spazio che la circonda muta continuamente: ora concreto, ora rarefatto, come se la materia e lo spirito si contendessero il diritto di esistere.
Intorno a Beatrice riaffiorano le presenze che hanno segnato la sua storia. Il figlio Giuseppe Tomasi di Lampedusa, futuro autore de Il Gattopardo; le sorelle; il marito; le figure domestiche; un’amicizia giovane e luminosa. Tornano come apparizioni dense di eros e ironia, di malinconia e desiderio, capaci di sfiorare il comico senza perdere profondità. È una folla viva, che seduce e trattiene, mentre la Principessa si misura con una scelta decisiva: restare agganciata al richiamo dei sensi o abbandonarsi alla quiete della contemplazione.
Nel cuore del testo pulsa la Sicilia, con la sua natura magnetica e ambigua, attraversata da echi antichi: divinità pagane, sangue e bellezza, guerre e slanci assoluti. In questo campo di forze Beatrice combatte il suo duello più intimo, attratta dalla fisicità e, insieme, chiamata a una liberazione che promette il sublime.
Sonia Bergamasco guida lo spettatore con una presenza scenica ricchissima, capace di far vibrare ogni parola come una nota. Ne nasce un vero e proprio concerto emotivo, in cui il teatro diventa luogo di ascolto profondo, dove la vita — persino oltre la morte — continua a reclamare senso.
Paola Canali