In Via Gregoriana 40 si è aperto il nuovo spazio della fondazione guidata da Silvia Fiorucci: oltre settanta protagonisti della scena contemporanea hanno celebrato l’approdo nella capitale
Roma ha accolto una nuova casa per l’arte contemporanea. Sabato 14 febbraio 2026 si è inaugurata ufficialmente la sede capitolina della Fondazione Società delle Api in Via Gregoriana 40, con un evento che ha assunto fin da subito la forma di un grande ritratto collettivo.
Non una semplice apertura, ma la manifestazione concreta di una comunità internazionale costruita nel tempo: oltre settanta tra artisti, designer, curatori e critici hanno preso parte all’iniziativa, contribuendo a definire l’identità del nuovo spazio e a testimoniarne la vitalità.
Un gesto semplice, un’identità condivisa
Cuore dell’inaugurazione è stato il progetto corale su carta: ogni partecipante ha realizzato un intervento in formato A4, concepito appositamente per celebrare questo nuovo capitolo. Una scelta essenziale, quasi minimale, che ha trasformato il gesto individuale in frammento di un’opera collettiva.
I fogli, esposti insieme, hanno restituito la fisionomia di una rete fondata sull’idea di appartenenza e accoglienza. L’A4 – misura quotidiana, domestica – si è fatto simbolo di un abitare comune, di un lessico condiviso nato da segni personali e differenti. Un modo per affermare che la Società delle Api è prima di tutto una comunità che offre agli artisti una “casa” dove sviluppare e condividere la propria ricerca.
Come ha sottolineato Silvia Fiorucci, l’inaugurazione ha segnato l’avvio di un nuovo capitolo, una sorta di migrazione collettiva verso Roma: un approdo che vede gli artisti protagonisti attivi, presenti non solo con le opere ma con la loro partecipazione diretta.
Il suono come attraversamento: la performance di Heith
Alla dimensione visiva si è affiancato un momento performativo di forte impatto. Heith – nome d’arte di Daniele Guerrini – ha presentato Speaking Bows, realizzato in collaborazione con il designer Giorgio Di Salvo.
L’opera, composta da due sculture uniche assemblate a mano, rilegge le antiche prayer machines tibetane trasformandole in speaker portatili contemporanei. Il suono, diffuso negli ambienti della nuova sede, ha accompagnato il pubblico in un attraversamento immersivo degli spazi, riportando la musica alla sua dimensione più arcaica e rituale.
La composizione, pensata per il luogo, ha sottolineato la natura esperienziale dell’incontro inaugurale: un momento di ascolto e trasmissione che ha reso tangibile l’idea di comunità come vibrazione condivisa.
Una dimora storica per una visione contemporanea
La nuova sede si trova in un edificio carico di memoria: fu dimora dell’architetto Vittorio Morpurgo, figura di rilievo del razionalismo romano e accademico di San Luca. Gli spazi, distribuiti su due livelli e organizzati attorno a un giardino interno progettato dall’architetto Marco Bay, intrecciano dimensione domestica e funzione espositiva.
Durante l’inaugurazione questa doppia anima è apparsa evidente: casa e luogo pubblico, spazio di permanenza e piattaforma di ricerca. Oltre alle mostre, la sede ospiterà una biblioteca e un programma di incontri, rafforzando la vocazione dialogica della Fondazione.
Un ecosistema in espansione
L’apertura romana consolida una geografia diffusa che negli anni ha visto la Società delle Api attivare luoghi in Italia e all’estero – da Venezia alla Francia, dalla Grecia al Mediterraneo – offrendo residenze, mostre e occasioni di confronto a oltre cento artisti internazionali.
Fondata nel 2018 e oggi formalmente iscritta al Terzo Settore, la Fondazione opera come un ecosistema orizzontale e indipendente, promuovendo sperimentazione, relazioni e conoscenza condivisa.
Con l’inaugurazione di Via Gregoriana 40, questa rete trova un nuovo centro. Non un semplice spazio espositivo, ma un organismo vivo che mette al centro le persone e le loro idee. Una casa che, da Roma, amplia il raggio della propria comunità e rinnova la promessa di un’arte intesa come incontro, scambio e costruzione collettiva di senso.
Roberto Puntato