Al cinema dal 6 maggio distribuito da PiperFilm
Tra manuali sentimentali da aeroporto, reunion canore in Vaticano e campagne elettorali costruite sui social, L’amore sta bene su tutto prova a raccontare il caos dei sentimenti contemporanei. Il risultato, però, è un mosaico irregolare: a tratti brillante nelle intenzioni, spesso smarrito nella forma.
Giampaolo Morelli torna dietro la macchina da presa con un film corale che intreccia tre storie diversissime tra loro. C’è Stefano Rovelli (Giampaolo Morelli), guru delle separazioni sentimentali diventato famoso grazie a un bestseller dal titolo feroce e irresistibile; c’è Vittoria Casati (Claudia Gerini), politica in crisi di consenso che trasforma l’accoglienza di un rifugiato in una strategia d’immagine; e poi Frank e Milly (Max Tortora e Monica Guerritore), ex coppia artistica costretta a ritrovarsi per un’esibizione davanti al Papa, nonostante anni di rancori e silenzi.
Sulla carta, il materiale per una commedia romantica pungente e contemporanea c’era tutto. Il problema è che il film sembra continuamente cambiare direzione, come se ogni storyline appartenesse a un’opera diversa. La satira politica sfiora la caricatura, il romanticismo si perde in dialoghi didascalici, mentre i momenti emotivi arrivano spesso accompagnati da una colonna sonora così insistita da spiegare allo spettatore perfino cosa dovrebbe provare.
Morelli cerca di fondere la commedia all’italiana con temi molto attuali — relazioni tossiche, immagine pubblica, terapia, social network, immigrazione — ma l’equilibrio non regge. Alcuni personaggi funzionano come idee, pochi come esseri umani reali. E il rischio di trasformare questioni delicate in semplici macchiette è sempre dietro l’angolo, soprattutto nella gestione del personaggio del rifugiato africano, scritto con una superficialità che lascia più di un dubbio.
Eppure, dentro questo disordine, qualcosa si salva. Anzi, qualcuno. Monica Guerritore regala al film la sua presenza più intensa: basta uno sguardo per dare spessore a una donna che la sceneggiatura tratteggia appena. Accanto a lei, Max Tortora e Paolo Calabresi portano mestiere e ritmo, mentre Claudia Gerini prova a dare dignità a un personaggio sospeso tra satira e soap opera.
Il vero paradosso del film è che parla continuamente d’amore, ma sembra avere paura della spontaneità. Tutto viene spiegato, analizzato, verbalizzato. I sentimenti non esplodono mai davvero: vengono illustrati, quasi come in un podcast motivazionale travestito da commedia romantica.
Rispetto ai lavori migliori di Morelli — da 7 ore per farti innamorare fino a Falla girare — qui manca proprio quella leggerezza sporca, ironica e imprevedibile che rendeva il suo cinema riconoscibile. Al posto della follia creativa resta una struttura affollata, televisiva, spesso prevedibile.
Eppure il film dice involontariamente qualcosa di interessante sul nostro tempo: oggi anche l’amore sembra diventato un progetto da gestire, un problema da risolvere, un algoritmo emotivo da ottimizzare. Nessuno si innamora davvero senza prima analizzarsi, esporsi online o trasformare il sentimento in contenuto.
Forse è proprio questa la fotografia più autentica di L’amore sta bene su tutto: una commedia che vorrebbe parlare di emozioni sincere ma finisce per assomigliare al mondo che racconta — rumoroso, frammentato, pieno di parole e terribilmente in difficoltà quando arriva il momento di sentire davvero.
Alessandra Broglia